{"id":1017,"date":"2006-03-19T20:07:00","date_gmt":"2006-03-19T18:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/03\/19\/semi-e-lievitazioni\/"},"modified":"2008-02-06T21:41:30","modified_gmt":"2008-02-06T20:41:30","slug":"semi-e-lievitazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/03\/19\/semi-e-lievitazioni\/","title":{"rendered":"Semi e lievitazioni"},"content":{"rendered":"\n<p align=\"right\"><em>Qui n\u00f3 fa buny\u00f3l per la Setmana Santa<br \/>\n<\/em><em>Es que es jeu.<\/em>\n<\/p>\n<p align=\"right\">(Chi non prepara i beignets per la settimana santa \u00e8 un ebreo.)<\/p>\n<p>(Proverbio catalano)<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una costante nell&#8217;uso del pane, la sua fabbricazione tende ad essere ritualizzata e, per conseguenza, sacralizzata. In questa forma esso compare tanto nei cerimoniali delle feste pagane come nelle liturgie, sposandosi in pi\u00f9 di un&#8217;occasione con il vino e con l&#8217;olio, \u00e8 il caso della <em>psadista <\/em>dei greci, un pane non cotto, semplicemente confezionato mescolando con questi ingredienti la farina. Esemplare \u00e8 anche l&#8217;elezione del pane, insieme al vino, a forma sacramentale, nella quale l&#8217;uno e l&#8217;altro si mutano <em>vere et essentialiter <\/em>nel corpo e nel sangue del Cristo. Per essere degno degli dei non deve per\u00f2 essere impuro, cio\u00e8, fermentato, come lo <em>zimi <\/em>( <em>zum\u00e8 <\/em>, lievito) degli ebrei, una galletta un tempo popolare nel Medio Oriente, che si preparava con la pasta lievitata della sera prima. Una sua variante pi\u00f9 antica la ritroviamo presso gli egizi, aveva una forma singolare. Si coceva, infatti, in stampi a forma di piramide tronca rovesciata e ci\u00f2 solleva un sospetto di prossimit\u00e0 semantica con le piramidi vere e proprie.<br \/>\nLa galletta senza lievito, <em>a-zimi <\/em>, simbolo di purezza, \u00e8 in genere rotonda ed \u00e8 cotta tra due superfici calde. Era accompagnata <em>dall&#8217;opson <\/em>, un&#8217;espressione greca che sta per companatico e che, oggi, nel greco moderno serve ad indicare il pesce. <em>L&#8217;opson <\/em>, in genere, si appoggiava sulla galletta, un&#8217;abitudine che sopravvive ancora con la piadina romagnola, la <em>cr\u00eape <\/em>francese o la pizza napoletana. Nella Grecia antica erano diversi i pani che si confezionavano senza lievito, come il <em>dataton <\/em>, cos\u00ec come erano molte le variet\u00e0, le forme e le mescole degli ingredienti, le conosciamo grazie al trattato su <em>L&#8217;arte di fabbricare il pane <\/em>di Crisippo di Tiane, scritto intorno al 600 avanti cristo.<br \/>\nIl doppio registro della fermentazione, che evoca il putrido e le passioni consumate, lega in un unico percorso Betlemme, alla lettera, &#8220;la casa del pane&#8221;, alla pasqua ebraica, con quel nonnulla di comico per il quale l&#8217;azzimo degli ebrei \u00e8 la conseguenza di una fuga precipitosa dall&#8217;Egitto che non ha dato loro il tempo di far lievitare quel pane, che diventer\u00e0 &#8220;di vita&#8221; nella metafora con il quale lo si assimila al piccolo Ges\u00f9, invano cercato dai soldati sotto le gonne di Maria e trasformato dalla fede in una massa lievitante, stringendo dentro un unico significato la fabbricazione di questo alimento e la procreazione.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 l&#8217;espressione &#8220;<em>z\u00e9ra<\/em>&#8221; ha un triplice senso, sia in ebraico che in caldeo, pu\u00f2 essere riferita alla semenza ( <em>z\u00e9ra&#8217;im <\/em>), come allo sperma e alla discendenza dell&#8217;uomo (dove indica il primo ordine del <em>Talmud <\/em>di Babilonia). Ed \u00e8 proprio con sperma che viene tradotta in greco e <em>semen <\/em>in latino. Il frutto dello &#8220;<em>z\u00e9ra <\/em>&#8221; nella fantasia popolare si e sempre prestato a doppi sensi, i francesi chiamano <em>miche <\/em>i pani rotondi e gl&#8217;inglesi chiamano <em>buns <\/em>i piccoli pani al latte che ricordano i glutei. (Da qui, il <em>mich\u00e9, <\/em>il grullo che \u00e8 costretto a pagare alle <em>femmes <\/em><em>galantes <\/em>quello che esse donano per niente ai loro amanti.) Del resto, in molte parti d&#8217;Europa le donne intraprendenti sono quelle che sanno &#8220;danzare sul culo del forno&#8221;, per maturare anzitempo. Quanto al forno, non \u00e8 difficile scorgervi la <em>natura <\/em>della donna: &#8220;<em>Avec sa p\u00e2te qui fu lev\u00e9e aussit\u00f4t que le four fut chaud<\/em>&#8220;.<br \/>\nChe pane hanno mangiato gli apostoli nell&#8217;ultima cena? Nel diciannovesimo secolo, con la scoperta del meccanismo chimico della fermentazione, i teologi si videro costretti a venire a capo di un problema che aveva attraversato la storia del cristianesimo, dividendoli. Lo si pu\u00f2 dedurre anche dai molti nomi che ha ricevuto l&#8217;ostia: <em>hagia, eucharistia, oblatio, fractio, panis, placenta <\/em>. In ogni caso \u00e8 intorno al sesto secolo che datano i primi stampi per cuocere le ostie tra due ferri e i primi studi critici per separare il pane sacralizzato da quello quotidiano, con l&#8217;ingiunzione di non circoncidere, di non festeggiare il <em>sabbat <\/em>e, soprattutto, di consumare ostentatamente il sangue e la carne di maiale. Tra l&#8217;altro, l&#8217;ostia consacrata cominci\u00f2 da subito ad essere usata anche per altri scopi, molti dei quali terapeutici rispetto all&#8217;uso liturgico, radicando nell&#8217;immaginario collettivo i poteri del pane non fermentato. \u00c8 in questi anni che l&#8217;Occidente cristiano diventa definitivamente &#8220;azzimita&#8221; e nascono le leggende delle morti rituali, il cui senso sfuggirebbe senza l&#8217;arguzia freudiana che scioglie il garbuglio, metafisico, tra il pane lievitato e la <em>lievitazione <\/em>del Cristo in cielo, da cui origin\u00f2 lo scisma tra la chiesa d&#8217;oriente a quella romana.<br \/>\nLe leggende dei bambini martirizzati e le accuse agli ebrei di dedicarsi alla profanazione delle ostie dureranno fino a tutto il sedicesimo secolo, riaccendendosi ogni volta intorno a Pasqua, soprattutto il giorno del venerd\u00ec santo. Si dava per scontato che gli ebrei avessero bisogno del sangue degli innocenti per due motivi, per i loro malefizi e per correggere la loro natura. Nel primo caso si racconta di sangue usato per avvelenare i pozzi o spargere epidemie. Nel secondo, di far fronte ai loro mali segreti, tra i quali il pi\u00f9 terribile consisteva nell&#8217;emorragia calendaria, nel rischio di morire dissanguati, per cause incurabili e ragioni ereditarie, nel corso della settimana santa, oppure, nel corso della circoncisione. Per l&#8217;Inquisizione il rimedio principe in questo secondo caso era un unguento di sangue battezzato, che gli ebrei erano disposti a procurarsi a costo di ogni efferatezza. La medicina contro le emorragie era invece un bagno nel sangue innocente, una pratica comune anche tra i pagani, con la quale ci curavano la lebbra. Si racconta che essa fu interrotta dall&#8217;imperatore Costantino, che prefer\u00ec per guarire dalla lebbra il battesimo. La costruzione simbolica \u00e8 curiosa, occorreva introdurre una discontinuit\u00e0 per sciogliere ci\u00f2 che lega da un punto di vista filiale il giudaesimo al cristianesimo. Spezzare il tentativo degli ebrei di appropriarsi del sangue del Cristo, divenuto &#8220;cristiano&#8221; e, allo stesso tempo, trasformare in mistero il sacrificio sanguinante che si consuma sull&#8217;altare.<br \/>\nDa un punto di vista antropologico \u00e8 interessante notare lo sforzo del cristianesimo di costruire un destino astratto e spirituale alle prescrizioni ereditate dalla cultura ebraica, come sono quelle &#8220;incarnate&#8221; nell&#8217;astinenza alimentare, la circoncisione, il rispetto del <em>sabbat <\/em>e il sacrificio a J\u00e9hova, in una, costruire una metafisica della &#8220;lettera che uccide&#8221;. Va da s\u00e9, questo non lo assolve dal sospetto di un cannibalismo sacralizzato, n\u00e9 dall&#8217;ostinazione liturgica che lo circonda, a cominciare dall&#8217;ostia, la cui ingestione opera una comunione con il divino. Non per caso la sublimazione consiste in un abbandono della meta sessuale interna alla pulsione, non per caso l&#8217;espulsione di un&#8217;idea sessuale ritorna prima o dopo sotto forma di una percezione delirante! I contadini presero l&#8217;abitudine di nascondere le ostie negli alveari, per aumentare la produzione del loro &#8220;miele&#8221; e le ragazze di cucinarle, per obbligare gli amanti alla fedelt\u00e0, peccato che l&#8217;ostia nel forno qualche volta si mettesse a piangere come un neonato. Gli stessi papa ci cascavano. Alessandro VI si era fatto confezionare un monile d&#8217;oro con dentro un ostia per difendersi dalla morte, questa, poi, era pi\u00f9 dolce se ci\u00f2-che-non-lievita faceva da viatico alla resurrezione. Si racconta che la chiesa dei primi secoli dovette lottare parecchio per estirpare l&#8217;abitudine d&#8217;introdurre un&#8217;ostia tra le labbra dei defunti come garanzia di un risveglio celeste e, allo stesso tempo, difendere il miracolo eucaristico come avvenimento fondatore per la costruzione di nuovi templi.<br \/>\nAnche i pani fermentati della Pasqua non avevano altro scopo se non quello di marcare la frontiera contro i giudei ed incarnare la metafora del Cristo-lievito e delle sue manipolazioni simboliche con le quali, per contaminazione, secondo il pensiero magico, lo stesso pane quotidiano fermentato \u00e8 sacro e va marcato con un croce che intaglia la massa lievitata per la cottura. Qui la liturgia prende le parti del significante, il seme logico diventa ci\u00f2 che \u00e8 percettibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qui n\u00f3 fa buny\u00f3l per la Setmana Santa Es que es jeu. (Chi non prepara i beignets per la settimana santa \u00e8 un ebreo.) 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