{"id":1016,"date":"2006-03-19T19:27:00","date_gmt":"2006-03-19T17:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/03\/19\/la-maddalena-e-le-maddalene\/"},"modified":"2008-02-06T21:42:41","modified_gmt":"2008-02-06T20:42:41","slug":"la-maddalena-e-le-maddalene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/03\/19\/la-maddalena-e-le-maddalene\/","title":{"rendered":"La Maddalena e le maddalene"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em>Par ma bouche, le monde entrait en moi<\/em><br \/>\n<em>plus intimement que par mes yeux et mes mains.<\/em><br \/>\nSimone de Beauvoir<\/p>\n<p align=\"right\"><em>Se si anagramma la parola <\/em>singe<em> si scopre ci\u00f2<br \/>\n<\/em><em>che fa l&#8217;ominizzazione.<br \/>\n<\/em>Anonimo<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"image44\" alt=\"H.Bellmer.jpg\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/04\/H.Bellmer.jpg\" \/><\/p>\n<p>Alcuni orifizi portano alla perdizione, altri inducono alla regressione. Da qui il successo della bocca che, come il sesso della donna non esiste, ma consente la creazione del fantasma della <em>gourmandise<\/em>, attraverso il quale passa il desiderio narcisistico di mangiare il senso del mondo. ( <em>Manger<\/em>, scrive Simone de Beauvoir, <em>n&#8217;\u00e9tait pas seulement une exploration et une conqu\u00eate mais le plus s\u00e9rieux de mes devoirs. <\/em>) Se la bocca non esiste, ci\u00f2 non esclude che esistano i denti, le labbra, la lingua e le mucose, in breve, una cavit\u00e0 dove desiderio e piacere a volte si coniugano, dove la sostanza delle cose diventa orale ed apre le porte ad una psicopatologia del gusto. In questo senso, la funzione di soglia della bocca \u00e8 evidente, attraverso essa la libido si storicizza, articola i suoi tre stadi evolutivi e gestisce gli aspetti regressivi dell&#8217;oralit\u00e0. Non solo, struttura nel neonato la relazione tra godimento, inghiottimento e manualit\u00e0, compensando con la suzione i fantasmi che divorano i desideri, rigettandoli, come nell&#8217;anoressia, o portando alla luce la loro insaziabilit\u00e0. In ogni caso, la loro azione di sovversione all&#8217;ordine familiare, si direbbe spinti da una furia archetipica che nelle favole appare come una chimica dell&#8217;ostilit\u00e0. Nei boschi e nella notte, infatti, il pericolo pi\u00f9 che sbranarci ci vuole digerire, costringendoci a quella che l&#8217;alchimia chiama le &#8220;nozze chimiche&#8221;. L&#8217;uomo, del resto, non teme dei suoi fantasmi la bocca, che succhia e inghiotte, ma i denti, le fauci armate che soffocano e stritolano, teme il contenuto velenoso di quella metafora che i poeti chiamano il morso del tempo, l&#8217;altra faccia di Edipo.<br \/>\nSigmund Freud ha sottolineato la confusione, troppe volte deliberatamente sminuita, tra il sessuale e il digestivo con la quale affiora l&#8217;equivalenza, tra la bocca e la vagina, nei fatti, l&#8217;identit\u00e0 di quel percorso che porta dentro il ventre, dove ogni cosa ha origine, incubando nella femminilit\u00e0 dei liquidi. In questa confusione, che si teme perch\u00e9 minaccia ci\u00f2 che separa la tavola dal divano, la bocca diventa una matrice che tutto trasforma e con la quale si esplora tutto, capace di avvolgere il corpo dell&#8217;Altro nella lanugine del desiderio, d&#8217;infliggere l&#8217;ebbrezza della &#8220;grande arte&#8221;, come una stazione di quella via del desiderio che va sotto il nome di <em>fellatio <\/em>e <em>cunnilingus <\/em>. A volte, davanti a questa stazione insorgono prepotenti i sintomi del complesso di castrazione e, su un altro versante, l&#8217;originalit\u00e0 di certe sintesi orali che attraverso l&#8217;attivit\u00e0 creatrice della cucina costituiscono le ragioni della <em>gourmandise <\/em>.<br \/>\nLa bocca a tavola si apre agli alimenti e alla parola. Qui fonda, con la socialit\u00e0, quel circuito libidinale che spezza il pane e alimenta la passione, in una &#8220;il detto e\/\u00e8 il cotto&#8221;, peccato che tra la mano felice e la bocca ci sia la posata, vale a dire l&#8217;educazione e, con l&#8217;educazione, la rimozione! All&#8217;ombra della bocca, del resto, niente \u00e8 pi\u00f9 malleabile della materia immaginaria, soprattutto se \u00e8 rivelata dal gesto che unisce il cuocere al godere. Nelle culture primitive, scrive Gilbert Durand, il fuoco \u00e8 spesso isomorfo dell&#8217;uccello, sia esso la colomba della pentecoste, il pennuto pirogeno degli aborigeni africani o il corvo ignifero dei Celti. Uccelli cotti due volte, dal fuoco dei fornelli e da quello delle passioni, che muta la parola in cibo e la fa diventare succulenta dentro lo stesso movimento che trasforma un festino in sacramento. Non per caso Fran\u00e7ois-Marie Arouet, devoto empirista, offriva ai suoi ospiti di Fernet, <em>p\u00e2tes de perdrix de Cahors et P\u00e9rigueux, des vins fins e de bons mots. <\/em>(L&#8217;interazione, il tempo, gli utensili, la lingua sono i <em>con-vitati <\/em>sociali della nostra evoluzione.)<br \/>\nLa bocca femminile, che ammalia con il suo vischioso candore l&#8217;Altro, \u00e8 spesso allontanata dai banchetti che rivelano la verit\u00e0. Il motivo \u00e8 tortuoso, perch\u00e9 inizia con un dio geloso di un peccato da buongustai, un peccato di portata universale che ha per protagonista una Eva avida di una mela croccante e capace di coniugare nello stesso appassionato abbraccio <em>eros <\/em>e <em>agape <\/em>. Questa avidit\u00e0, che far\u00e0 entrare le &#8220;primizie&#8221; nel mistero sacrificale, consentir\u00e0 al dio un&#8217;ulteriore vendetta. I due figli di Eva, concepiti dopo la scoperta dell&#8217;impudicizia, uno, Caino, agricoltore, l&#8217;altro Abele, il pastore, saranno giudicati diversamente. Il primo offre al dio li primi frutti dei campi, l&#8217;altro il primo nato del suo gregge. Nel racconto \u00e8 l&#8217;offerta vegetariana che far\u00e0 condannare Caino come se fosse un criminale, perch\u00e9 gli dei amano il sangue e la truculenza, odiano gli uomini e godono nel nascondersi tra i fumi degli arrosti. Amano cuocere gli uomini <em>nella <\/em>parola: Mangia, questa \u00e8 la mia carne! Bevi, questo \u00e8 il mio sangue! Poi, per la piccola storia, colei che ha tradito con la bocca sar\u00e0 tradita dalla bocca, condannata alla cucina terrestre, ai ceppi del focolare, a confondere le <em>pr\u00e9mices <\/em>con le <em>pr\u00e9misses<\/em>, a convivere con i sillogismi, ingarbugliando gli inizi con le conseguenze, il compimento con la regressione, i cui tre volti freudiani riflettono il lavoro della pulsione di morte. (L&#8217;inappetenza \u00e8 uno dei frutti del pensare!) Su questa strada la lievitazione del ventre ha un andamento ambivalente, da una parte, un origine divina, dall&#8217;altra, dice Victor Hugo, si rivela come l&#8217;otre dei vizi, essendo esso sull&#8217;asse di sviluppo del principio di piacere, la scivolosa trincea di tutte le passioni terrene. Passioni che il gusto struttura, perch\u00e9 nella bocca dimora il godimento originario della <em>cosa<\/em>, sia essa la celebre <em>madaleine<\/em> proustiana (che meglio sarebbe definire, un <em>pasticcio<\/em> bergsoniano) come l&#8217;arrosto di Immanuel Kant. Sia essa la festa di primavera sotto i ciliegi in Giappone, che la <em>cibation <\/em>con la quale l&#8217;alchimista nutre di pane e di latte la storta che produrr\u00e0 il metallo. La natura di questa cosa \u00e8 nella forma di un <em>eros <\/em><em>alimentare<\/em>, dunque, di un narcisismo che ha un valore formativo solo se si consuma nel <em>convivio<\/em>, diventando il principio di una circolazione libidinale delle passioni, un <em>&#8220;vivere con&#8221;<\/em>, una confusione della succulenza con il godimento, un&#8217;arte in cui la collusione della parola con il cibo materializza l&#8217;una a spese dell&#8217;altro, perch\u00e9 questo, in ultima analisi vuol dire <em>cuocere <\/em>. Fu Claude L\u00e9vi-Strauss ad accorgersi dell&#8217;arcano: tutti gli esseri viventi mangiano, l&#8217;uomo cucina. Cucinando \u00e8 arrivato alla semiologia, mangiando diviene.<\/p>\n<p><strong><em>Madeleines.<\/em><\/strong><br \/>\nPierre Lacam nel suo <em>M\u00e9morial de la p\u00e2tisserie <\/em>afferma che la <em>madaleine <\/em>\u00e8 un&#8217;invenzione di un tale Avice, un pasticcere al servizio di Talleyrand. Questi ebbe l&#8217;idea di mettere un <em>appareil \u00e0 t\u00f4t-fait <\/em>in alcuni piccoli stampi per <em>aspic<\/em>, ricevendo, si dice, l&#8217;approvazione dello stesso Car\u00eame. Altri, sostengono che \u00e8 un dolce popolare originario di Commercy, reso famoso dalla grazia di una giovane cuciniera e da Stanislas Leczinski, re e gastronomo, inventore dell&#8217;Ali Bab\u00e0 o bab\u00e0, come si chiam\u00f2 in seguito, che lo fece conoscere alla corte di Versailles e poi a Parigi. In ogni modo, dolci simili si trovano anche nell&#8217;arte pasticcera monacale italiana e portoghese, cambiano solo le proporzioni dei due ingredienti principi, il burro e le uova.<br \/>\nLavorate in una terrina 600 grammi di zucchero fine, 600 grammi di farina setacciata, dieci uova intere e quattro tuorli, la scorza di un limone grattugiato, una presa di sale. Aggiungeteci 400 grammi di burro lavorato a pomata. Amalgamate bene il tutto con una spatola. Riempiteci, per due terzi, gli stampini appositi, imburrati e infarinati, e passate il tutto in forno, gia caldo, a temperatura media. Potete profumare <em>l&#8217;appareil <\/em>con della vaniglia ed anche aggiungervi qualche grammo di bicarbonato. Non usate altri aromi, piuttosto, servite con le <em>madeleines <\/em>un po&#8217; di <em>confiture de groseille blanche.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Par ma bouche, le monde entrait en moi plus intimement que par mes yeux et mes mains. Simone de Beauvoir Se si anagramma la parola singe si scopre ci\u00f2 che fa l&#8217;ominizzazione. Anonimo Alcuni orifizi portano alla perdizione, altri inducono alla regressione. Da qui il successo della bocca che, come il sesso della donna non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[69,299,68,305,253,484],"class_list":["post-1016","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-saggi","tag-atti-alimentari","tag-dolci","tag-food-design","tag-madeleines","tag-ricette","tag-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1016","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1016"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1016\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1016"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1016"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1016"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}