{"id":1003,"date":"2006-03-11T21:14:56","date_gmt":"2006-03-11T19:14:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/03\/11\/il-pudding-una-forma-di-resto\/"},"modified":"2008-02-06T21:42:17","modified_gmt":"2008-02-06T20:42:17","slug":"il-pudding-una-forma-di-resto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/03\/11\/il-pudding-una-forma-di-resto\/","title":{"rendered":"Il pudding: una forma di resto"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: right\" align=\"left\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"image5\" height=\"295\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/04\/pudding.jpg\" width=\"340\" align=\"left\" \/><\/div>\n<div style=\"clear: both\">\n<p align=\"right\"><em>Fair f\u00e0 your honest, sonsy face,<br \/>\n<\/em><em>Great chieftain \u00f2 the puddin&#8217; race!<br \/>\n<\/em><em>A boon them \u00e0 ye tak your place,<br \/>\n<\/em><em>Painch, tripe or thairm,<br \/>\n<\/em><em>Weel are ye worthy of a grace<br \/>\n<\/em><em>As lang&#8217;s my arm. <\/em><\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: right\"><em>(<\/em>Robert Burns <em>, To a haggins) <\/em><\/div>\n<p>Pu\u00f2 essere freddo o caldo, \u00e8 considerato una preparazione di pasticceria, ma pu\u00f2 contenere della carne di montone, di maiale o di manzo, come il <em>beefsteak-pudding<\/em>, ed essere salato. Nel gergo cucinario \u00e8 un <em>appr\u00eat<\/em>, in psico-analisi, come metafora del bolo fecale, \u00e8 un <em>objet (petit) a<\/em>.<\/p>\n<p>Ci sono pi\u00f9 di un centinaio di ricette per il <em>pudding<\/em>, ma il <em>pudding<\/em> \u00e8 il <em>pudding<\/em>, tutti richiedono delle <em>cake-hands<\/em>, una lunga cottura e di una veste nel quale fasciarlo, oggi \u00e8 di cotone, un tempo era di lino bianco. La sua architettura \u00e8 decisamente democratica, non sono previsti, per allestirlo, n\u00e9 barocchismi n\u00e9 tecniche speciali, basta <em>&#8220;on pound of every thing&#8221;<\/em>, le <em>nuances<\/em> creative e le varianti sono un di pi\u00f9 personale, fanno eccezione solo la quantit\u00e0 di grasso di rognone e di <em>treacle<\/em>, la melassa raffinata, se sono dolci. Molte volte si chiamano <em>pudding<\/em> anche degli orrori gastrologici, in ogni modo ci\u00f2 che sono deriva sempre dal predicato che li accompagna. I pi\u00f9 famosi sono il <em>bakewell-pudding<\/em>, il <em>black-pudding<\/em> (o <em>puddings, <\/em>considerato che costituiscono una famiglia imparentata con i sanguinacci), il <em>lemon-pudding<\/em>, il <em>fruit-pudding<\/em>, il <em>marrow-pudding<\/em>, il <em>rolly-pudding<\/em>, il <em>bread and butter pudding<\/em>, il <em>chestnut-pudding<\/em>, il <em>Victoria pudding<\/em>, il <em>ginger-pudding<\/em>, il <em>Cobourg pudding<\/em>, il <em>tapioca-pudding<\/em>, il <em>rice-pudding<\/em>, l&#8217; <em>hasty-pudding<\/em>, lo <em>steamed apple pudding<\/em>, il <em>suet-pudding <\/em>(o <em>puddings, <\/em>i pi\u00f9 antichi costituiti solo da grasso di rognone), e soprattutto, il celebre <em>plum pudding <\/em>. Lo <em>Yorkshire pudding<\/em>, altrettanto rinomato, di fatto non \u00e8 un <em>pudding<\/em>, ma una sorta di spessa <em>cr\u00eape <\/em>che accompagna gli arrosti. Fa parte dei <em>batter <\/em><em>puddings<\/em>, cio\u00e8, di quelli a impasto da friggere. Quello di York \u00e8 cotto al forno e in un recipiente quadrato. Da quando la cucina dei <em>clubs <\/em>si \u00e8 secolarizzata, hanno fatto la loro comparsa anche degli strani <em>pudding<\/em>, come quello all&#8217;americana, alla brasiliana, al vino rosso, ai vermicelli. Anche gl&#8217;irlandesi hanno un <em>pudding<\/em>, al Cheddar. Infine c&#8217;\u00e8 da segnalare il <em>Christmas plum pudding <\/em>in scatola, quasi tutto destinato all&#8217;esportazione, un capolavoro dello <em>humour <\/em>anglosassone.<br \/>\nL&#8217;origine dei <em>pudding <\/em>si pu\u00f2 far risalire ai pasticci medioevali, ma la sua anima \u00e8 vittoriana. A Natale se ne cocevano cos\u00ec tanti che invece dei tradizionali caldari di rame si usano i recipienti per il bucato e si farcivano con dei portafortuna. Quelli per dodici commensali con un ferro di cavallo, quelli pi\u00f9 piccoli con una sovrana d&#8217;oro. Se in casa c&#8217;era una zitella ci finiva dentro il bottone di un gilet di scapolo, altrimenti un ditale d&#8217;argento. I raffinati lo servivano con una salsa alcolica al vino di Madeira, sempre circondato da petali di fiori o da ramoscelli di agrifoglio. La loro comodit\u00e0 sta nel fatto che si possono preparare, come suggerisce una grande cuoca, la signora Beeton, al secolo Isabelle Mayson, con settimane di anticipo.<\/p>\n<p>L&#8217;espressione di <em>pudding <\/em>e le sue ricette sono rigorosamente inglesi, le varianti scozzesi e gallesi sono successive e sottolineano il potere polisemico di questa. Esso descrive un&#8217;identit\u00e0 e l&#8217;illusione di una comunit\u00e0. Le forme cucinarie, afferma Claude L\u00e9vi-Strauss, sono un linguaggio nel quale una societ\u00e0 inconsciamente traduce le sue strutture sociali, a meno che, senza rendersene conto, essa non si rassegni a svelare le sue contraddizioni. Definire che cos&#8217;\u00e8 un <em>pudding <\/em>\u00e8 impossibile, se vale un&#8217;approssimazione simbolica possiamo dire che esprime l&#8217;amore degl&#8217;inglesi per la frutta secca e per il bollito. Il suo archetipo \u00e8 costruito su la <em>&#8220;plum &#8220;<\/em>, una parola che nella cucina inglese identifica non solo le prugne, ma anche con i frutti della vigna seccati, siano essi di Corinto o di Smirne. Il fatto che molti <em>puddings <\/em>si possano cucinare anche in forno accresce la confusione. In una sola parola, infatti, indica quello che in altre cucine sono i pasticci, le torte, i budini e gl&#8217;insaccati da cuocere. Passando dalla cucina ai menu il pudding, abbreviato in <em>&#8220;pud&#8221;<\/em>, ha finito per identificare i dessert. Anche la sua grafia \u00e8 incerta. I raffinati lo scrivono <em>poudding, <\/em>facendolo derivare dal francese <em>boudin <\/em>. Esso diviene <em>pudim <\/em>in portoghese, ma \u00e8 un azzardo filologico. In genere, nei ricettari, ingredienti diversi danno vita a piatti con nome simili, nel caso del <em>pudding <\/em>\u00e8 il contrario. Il suo archetipo \u00e8 sempre costituito da un impasto rotondo di farina, latte, uova, zucchero, grasso di rognone e frutta secca, cucinato per bollitura, ci\u00f2 nonostante ha infinite versioni e tipologie, per questo \u00e8 l&#8217;uso a cui si destina che \u00e8 prevalso nel definirlo. Un tempo tra i suoi ingredienti vi compariva anche il midollo e, come suggerisce l&#8217;etimo, si esigeva per la cottura uno stampo, il pi\u00f9 antico dei quali era costituito dallo stomaco o dall&#8217;intestino di un animale da stalla. I primi, di metallo, erano stampi conici, oppure, ovali se il <em>pudding <\/em>era destinato ad essere cotto in forno. La presenza dello zucchero lo colloca a fine pasto, quelli senza zucchero, invece, non sono altro che il complemento necessario ad un piatto, ci\u00f2 che lo integra per definirlo.<br \/>\nLa parola <em>pudding <\/em>si fa risalire al quattordicesimo secolo, per diverso tempo non \u00e8 stato che una variante dei sanguinacci, come rivela il predicato <em>&#8220;black&#8221;<\/em>. Si componeva di sangue, grasso e farina d&#8217;avena, era variamente aromatizzato, bollito e poi arrostito. La penuria di erbe aromatiche e il costo degli aromi ha favorito, con il tempo, la farcitura con la frutta secca. Oltre a quello nero esisteva anche un <em>white pudding<\/em>, era riempito, oltre che di cereali dagli <em>abats <\/em>del maiale. \u00c8 chiamato anche <em>hog&#8217;s pudding<\/em>, perch\u00e9 <em>&#8220;hog&#8221;<\/em> \u00e8 il nome del maiale adulto. I poveri, che non potevano permettersi neanche gli scarti del maiale, preparavano dei <em>white puddings <\/em>con la sola farina d&#8217;avena, variamente speziata e mescolata al grasso. L&#8217;aggiunta di uvetta, di fichi e di prugne secche avrebbe poi dato vita al <em>pudding <\/em>come dessert. La sua antica forma aristocratica, invece, da il nome ad una particolare famiglia di <em>pudding<\/em>, gli <em>haggis, <\/em>oggi piatto nazionale scozzese, spacciato spesso per selvaggina ai visitatori creduloni. Si racconta che, nell&#8217;Ottocento, si organizzavano per essi delle ironiche battute di caccia agli <em>haggis, <\/em>la cui ricetta pi\u00f9 antica risale ai cucinieri di Carlo I. Il trenta novembre, giorno di San Andrea, era servito su un vassoio di argento e accompagnato a tavola dal suono della <em>ceol beg <\/em>(piccola musica) delle cornamuse. Per l&#8217;occasione si tiravano fuori quelle con la <em>bag <\/em>in pelle di pecora e le canne costruite con i femori dei nemici uccisi in battaglia. Questa santificazione del bolo fecale (un buon <em>haggis <\/em>\u00e8 preparato con il cuore, i reni, l&#8217;intestino, sommariamente lavato, ed altre interiora della pecora mescolate con un pugno di erbaggi) si trasforma cos\u00ec in una sublimazione, nella forma di un rito di difesa contro il ricordo intollerabile di un appagamento di cui si vuole temperare il ricordo. Sigmund Freud definisce la sublimazione come una capacit\u00e0 plastica della pulsione, una resistenza ai flutti dell&#8217;eccitamento puberale che si muta in un desiderio di sapere. Meglio mettere le mani e la bocca sulla materia fecale che fronteggiare la castrazione. Lo prova l&#8217;affetto per il <em>kilt<\/em>, che umilia l&#8217;amore narcisistico per il proprio pene in cambio dell&#8217;amore incestuoso per la propria madre.<\/p>\n<p>Tra i <em>pudding <\/em>scomparsi c&#8217;\u00e8 quello ai piselli secchi cotti in un sacchetto immerso nell&#8217;acqua bollente e poi strizzato. Il <em>pease <\/em><em>pudding<\/em>, cos\u00ec confezionato, \u00e8 molto simile ad una preparazione della cucina tedesca, popolare tra le truppe al fronte della prima guerra mondiale. Un cibo immancabile sulla tavola dei poveri, come lo <em>steak <\/em><em>and <\/em><em>kidney <\/em><em>pudding <\/em>su quelle degli aristocratici.<br \/>\nEssenziale piatto di complemento, il <em>pudding <\/em>diviene dolce un po&#8217; alla volta, a partire dalla fine del Settecento. Si arricchisce di mandorle, burro, uova e frutta fresca e diventa pi\u00f9 complesso perch\u00e9, ora, richiede una cottura in una camicia di pasta. Finisce cos\u00ec con il confondersi con le torte salate italiane e francesi e con il superare la dicotomia di salato e dolce. In questo senso il <em>Kent pudding pies <\/em>\u00e8 pi\u00f9 simile ad una crostata che ad un <em>boudin <\/em>e con esso si reintroduce il principio dello stampo che si mangia, come gi\u00e0 avveniva nella mensa antica.<\/p>\n<p>Come espressione dello spirito inglese il suo costo riflette la condizione di chi lo consuma, fino a diventare un&#8217;espressione ostensiva del lusso, in questo senso quella di &#8220;classe&#8221;, nell&#8217;Ottocento, si farcivano di odori costosi, come l&#8217;acqua di rose, l&#8217;ambra grigia, il muschio, diventando cibo festivo e allontanandosi dall&#8217;idea di <em>pudding <\/em>come nutrimento quotidiano dei poveri.<br \/>\nL&#8217;enorme popolarit\u00e0 di questa preparazione ha finito per associarla a dei luoghi, a dei personaggi famosi, a degli avvenimenti, ci sono pi\u00f9 di cinquanta <em>pudding <\/em>il cui nome risponde a questa logica, cos\u00ec come sono numerosi i proverbi che lo utilizzano per caldeggiare le virt\u00f9 civiche. Se lo ricorder\u00e0 Friedrich Engels per promuovere la prassi, solo assaggiandolo si pu\u00f2 capire se \u00e8 buono. Di contro, se ci si mettono troppe uova, come tutti i progetti raffazzonati, il <em>pudding <\/em>affonda.<br \/>\nLa sua forma rotonda, infine, nella satira inglese, sottolinea, per tutto il diciannovesimo secolo, la vocazione di questo popolo all&#8217;imperialismo, il l\u00e0 si deve ad un celebre disegno di James Gillray, datato 1805, ad un tavolo sono accomodati Napoleone Bonaparte e il primo ministro inglese William Pitt, in mezzo un budino a forma di globo terrestre. Mentre Napoleone si mangia un pezzo di Europa, Pitt si ritaglia le Antille. A questo proposito, l&#8217;India, che ha subito il <em>dressage <\/em>della cultura inglese, ha tra le sue ricette un <em>Madras Club pudding <\/em>a base di curry che si avvolge, per cuocerlo, nella seta.<\/p>\n<p>\u00c8 su questa strada che il <em>pudding <\/em>si \u00e8 progressivamente trasformato in una reliquia del passato, in un ricordo della gloria perduta, nell&#8217;emblema di una imbarazzante vocazione espansionistica e, finanche, l&#8217;espressione di una mascolinit\u00e0 carnivora. Cos\u00ec, il suo oblio si ammanta con il pentimento, nei ristoranti inglesi da qualche tempo si serve un <em>pudding <\/em>vegetariano, algido, da quaresima, una vera mortificazione del gusto. Come diceva Freud? I prodotti terminali dell&#8217;inconscio sono i fantasmi. Proviamo a tradurre, sul piano etico, inconscio con desiderio. Che cosa diventa? Una pulsione di cui non abbiamo coscienza, la quale ha davanti a se una stella fissa, il piacere assoluto all&#8217;interno di un luogo incestuoso. <em>Il desiderio \u00e8 l&#8217;inconscio alla ricerca dell&#8217;incesto. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>Il plum-pudding della signora Beeton. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Trita grossolanamente, dopo aver tolto loro i semi e gli eventuali piccioli, 200 grammi di uvetta di Smirne con 200 grammi di uvetta di Corinto, aggiungici 400 grammi di grasso di rognone battuto finissimo. In una terrina, con 400 grammi di pan grattato e 300 grammi di scorza di frutta candita affettata, aggiungete sei uova intere e tre tuorli, il tutto battuto con cura, mescolate a questo impasto il grasso di rognone con le uvette e bagnatelo con un bicchierino di vino di Madeira e uno di brandy precedentemente scaldati in un pentolino con mezzo tronchetto di cannella e un pizzico di noce moscata grattugiata al momento. Quando il tutto \u00e8 ben miscelato versatelo su un panno di cotone imburrato e infarinato. Confezionateci una palla che legherete ben stretta, sistematela in uno stampo in modo che non si deformi, immergetela in acqua bollente e cocetela per almeno sei ore a fuoco medio e a recipiente chiuso. Appena \u00e8 pronto, appendete il budino in modo che sgoccioli per bene. Servitelo appena e tiepido con una salsa al brandy che preparerete cos\u00ec: Mettete in un pentolino due cucchiai di zucchero fine, aggiungeteci 60 grammi di burro ammorbidito e mezzo bicchiere di brandy. Amalgamate il tutto a bagnomaria con una frusta, aggiungeteci un sospetto di anice stellata tritata fine, lontano dal fuoco finite la salsa con un altro mezzo bicchiere di brandi e un bicchiere di vino di Madeira. Versa met\u00e0 della salsa sul <em>pudding<\/em>, liberato dal panno, e met\u00e0 portala a tavola con una salsiera. Infilaci un rametto di agrifoglio, incendia il tutto e servi. La signora Beeton aggiunge, se prepari il pudding con qualche giorno di anticipo lascialo nel panno e, al momento di servirlo, riscaldalo in acqua bollente per almeno un&#8217;ora. Puoi prepararne cinque o sei alla volta, perch\u00e9 si mantengono per diverse settimane. Lo stampo da un <em>quart <\/em>\u00e8 sufficiente per sei, otto persone. La stagione adatta per preparare i <em>puddings <\/em>\u00e8 quella che va da dicembre a marzo. Il costo medio di un <em>pudding <\/em>\u00e8 di quattro scellini, quello per la salsa \u00e8 di uno scellino e tre <em>pennies <\/em>. (La ricetta \u00e8 tratta dall&#8217;edizione del 1860 dell&#8217; <em>Household Management<\/em>).<br \/>\n<em>Appendice<\/em><\/p>\n<p>Da un punto di vista strutturale il <em>pudding <\/em>non pu\u00f2 essere considerato un <em>unicum <\/em>cucinario. Giulio Polluce, retore greco del secondo secolo dopo cristo (fu titolare di una cattedra di eloquenza ad Atene), pi\u00f9 conosciuto per la sua fama di cialtrone e gastronomo, ci racconta di un piatto del suo tempo che si chiamava <em>thrion<\/em>, era una palla di strutto, di cervella di capretto, di uova e formaggio fresco amalgamati tra di loro e aromatizzati con delle erbe odorose. Questa palla veniva avvolta stretta in foglie di fico e lessata in un brodo leggero, poi, affettata e saltata in padella con del miele.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fair f\u00e0 your honest, sonsy face, Great chieftain \u00f2 the puddin&#8217; race! A boon them \u00e0 ye tak your place, Painch, tripe or thairm, Weel are ye worthy of a grace As lang&#8217;s my arm. 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