{"id":3241,"date":"2008-05-31T19:29:12","date_gmt":"2008-05-31T18:29:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/sussidi-lezioni-2007-08\/bevande-fermenti-vini-ed-ebbrezze\/"},"modified":"2008-05-31T19:29:12","modified_gmt":"2008-05-31T18:29:12","slug":"bevande-fermenti-vini-ed-ebbrezze","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/sussidi-lezioni-2007-08\/bevande-fermenti-vini-ed-ebbrezze\/","title":{"rendered":"Bevande, fermenti, vini ed ebbrezze."},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Bevande, fermenti, vini ed ebbrezze.<\/strong><br \/>\n  (<em>Traccia delle lezioni di marted&igrave; 27 e gioved&igrave; 29 maggio 2008. Bozza non relazionata.<\/em>) <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Charles Baudelaire, ne <em>I Paradisi Artificiali<\/em>, definisce il  vino: <br \/>\n  <em>&ldquo;questa voce dello spirito che non &egrave; intesa se non  dagli spiriti&rdquo;. <\/em><\/p>\n<p><strong>Preambolo.<\/strong><br \/>\n  Ma, pi&ugrave; in generale, che cosa  sono le bevande?<br \/>\n  Sono liquidi <strong>nutritivi<\/strong> che si bevono soprattutto per  dissetarsi e spesso per piacere. <br \/>\n  Gli animali non bevono che  l&rsquo;acqua, a parte i mammiferi, uomini compresi, che da cuccioli bevono anche il  latte per potersi nutrire.<\/p>\n<p align=\"center\"> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/vino1.jpg\" border=\"0\" alt=\"Analisi sensoriale del vino\"\/> <\/p>\n<p> L&rsquo;acqua &egrave; una bevanda di  origine <strong>minerale<\/strong>. <br \/>\n  Il latte e le bevande lattee,  miele compreso, con cui si prepara l&rsquo;idromele, sono di origine <strong>animale<\/strong>. Anche il sangue animale &egrave; una bevanda  soprattutto mescolato al latte o ad altre bevande. L&rsquo;idromele, invece, &egrave; probabilmente la  bevanda fermentata pi&ugrave; antica e senz&rsquo;altro quella che fu pi&ugrave; popolare. Lo si trova ovunque ci siano delle api,  dall&rsquo;Egitto alla Scandinavia. <br \/>\n  Tutte le altre bevande sono  di origine <strong>vegetale<\/strong>. <br \/>\n  Sono preparate a partire  dalla frutta, dai grani, cereali in particolare, dalle foglie, dalle scorze,  dalle radici, dalle infiorescenze delle diverse specie di piante. I procedimenti per arrivare a produrre queste  bevande sono diversi, per pressione, centrifugazione, infusione, macerazione,  fermentazione, distillazione, percolazione, eccetera.<\/p>\n<p>L&rsquo;acqua &egrave; la bevanda pi&ugrave;  diffusa, <strong>non<\/strong> apporta nessun elemento <strong>nutritivo<\/strong> e nessun elemento <strong>energetico<\/strong>. Qualche volta, come nelle acqua cos&igrave; dette  minerali, contiene dei sali. <br \/>\n  Tutte le altre bevande  possono apportare delle calorie sotto forma soprattutto di zuccheri e di alcol,  delle proteine e delle materie grasse. <\/p>\n<p>Tra le bevande sono  annoverati anche i <strong>liquidi<\/strong> <strong>alimentari<\/strong>, come gli oli, gli aceti, i  brodi, le zuppe liquide e i <em>potage<\/em>. <br \/>\n  Certe bevande, di contro,  sono cos&igrave; ricche di componenti nutritive che sono a cavallo tra una bevanda e  un alimento, per esempio, le cioccolate o il k&eacute;fir.&nbsp; <br \/>\n  Ci sono poi bevande al limite  delle medicine, come le <strong>infusioni<\/strong>.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>In genere le bevande si  assumono nei bicchieri, nelle tazze, o in altri recipienti che possono  contenerle, e si consumano da sole, durante i pasti, prima di essi o dopo. <br \/>\n  Per molte bevande &egrave;  importante la temperatura di servizio che pu&ograve; essere calda, a temperatura  ambiente o refrigerata. <\/p>\n<p>Oggi, nei laboratori di  fisiologia applicata, sia per fini scientifici che commerciali, e studiata sia  la risposta fisiologica, metabolica e ormonale nell&rsquo;assunzione di liquidi, che  le risposte psicosensoriali che possono influenzare l&rsquo;assunzione  volontaria.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">*********<br \/>\n  <em>Prima d&rsquo;iniziare a parlare del vino, dell&rsquo;alcool e  della degustazione delle bevande, un <strong>avvertimento<\/strong> che potete anche ignorare, ma non potete non conoscere.&nbsp;&nbsp; <\/em><\/p>\n<p><em>L&rsquo;alcool ingerito, salvo in rarissimi casi, fa sempre  male. In nessuna sua forma gli altri  componenti che con lui, in genere, formano una bevanda, possono giustificare la  sua ingestione. <\/em><\/p>\n<p><em>Il consumo di vino, soprattutto se &egrave; elevato, vale a  dire pi&ugrave; di qualche bicchiere a pasto, provoca effetti tossici, in particolare  per il fegato. <\/em><br \/>\n  <em>L&rsquo;alcool etilico, inoltre, &egrave; cancerogeno per diversi  organi e tossico per l&rsquo;embrione. <\/em><\/p>\n<p><em>Chi afferma il contrario mente e chi mente in genere  lo fa per due motivi, per tornaconto o per ignoranza. <\/em><br \/>\n  <em>Non dimenticatevi che il vino &egrave; una delle voci  dell&rsquo;agro-alimentare tra le pi&ugrave; consistenti. <\/em><br \/>\n  <em>Non solo &egrave; quella che genera pi&ugrave; reddito, ma &egrave; anche  quella che pi&ugrave; facilmente contribuisce a <strong>modellare<\/strong> gli &ldquo;stili di vita&rdquo; delle &eacute;lite. Dunque,  la loro <strong>emulazione<\/strong>, con il conseguente  risvolto economico, politico e sociale. <\/em><br \/>\n  <em>Questa nota, pi&ugrave; in generale, vale per tutte le  sostanze che alterano il <strong>NSC<\/strong>. <\/em><\/p>\n<p><em>Con questo, naturalmente, non voglio condannarvi ad  essere astemi, anche perch&eacute; questa parola merita una spiegazione.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Questa espressione fu utilizzata all&rsquo;origine dalla  chiesa, si applicava ai preti che un&rsquo;avversione per il vino impediva loro di  farne uso durante la celebrazione della messa. <\/em><br \/>\n  <em>Per questo erano dispensati dal berlo. La decisione fu approvata dai calvinisti, ma  mand&ograve; su tutte le furie i luterani che considerarono questa dispensa un  sacrilegio. Non a caso Lutero era un  gran bevitore di birra e Calvino un asceta. <\/em><br \/>\n  <em>La parola, poi, divenne di uso generale nel XVIII  secolo. <\/em><br \/>\n  <em>Dal punto di vista etimologico l&rsquo;astemio &egrave; colui che  si priva del <strong>temetum<\/strong>.<\/em><br \/>\n  <em>Il <strong>temetum<\/strong> come il <strong>merum<\/strong> erano nella Roma  antica i vini puri usati per le libagioni sacre, capaci<\/em><br \/>\n  <em>Di provocare il <strong>furor<\/strong>,  vale a dire la potenza guerriera e la follia.  Cio&egrave;, fa uscire dall&rsquo;uomo ci&ograve; che egli non vuole dire.<strong> <\/strong><\/em><br \/>\n  <em>Detto questo, andiamo avanti. <\/em><br \/>\n  **********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/vino2.jpg\" border=\"0\" alt=\"Analisi sensoriale del vino\"\/> <\/p>\n<p>L&rsquo;origine del vino si  confonde con la storia stessa dell&rsquo;uomo, come tutte le sostanze <strong>psico<\/strong>&#8211;<strong>attive<\/strong>, e spesso affonda nelle tecniche terapeutiche tradizionali,  quali quelle dello <strong>sciamanesimo<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Possiamo affermare che scoprono le sostanze psicotrope  solo i popoli che le cercano e che ogni popolo cerca quelle che gli sono pi&ugrave;  congeniali culturalmente. <\/strong><br \/>\n  Non a caso la <em>cucina<\/em> delle <strong>sostanze psicotrope naturali<\/strong> condensa millenni di errori e di  esperimenti. <br \/>\n  C&rsquo;&egrave; poi anche da considerare  che nelle societ&agrave; tradizionali l&rsquo;effetto delle sostanze psicotrope corrisponde  quasi sempre ad una <strong>rappresentazione<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>divinit&agrave;<\/strong> <strong>o all&rsquo;epifania di  qualche essere mitologico<\/strong>. <\/p>\n<p>Le sostanze psicotrope  naturali, come i <strong>cactus<\/strong> <strong>San<\/strong> <strong>Pedro<\/strong> o <strong>peyotl <\/strong>(Il primo  spontaneo in Ecuador e Per&ugrave; e in genere in tutte le regioni andine, contiene  mescalina, il secondo diffuso soprattutto nel Messico settentrionale.) <br \/>\n  Le radici di <strong>iboga, <\/strong>un arbusto molto grande che  cresce in Gabon, Camerun e Congo e produce effetti euforizzanti e afrodisiaci,  oggi usato nei processi di disintossicazione da oppio o eroina.&nbsp; <br \/>\n  Le foglie di <strong>tabacco<\/strong>, <strong>coca, marijuana<\/strong>, l&rsquo;infiorescenza della canapa, o <strong>hascich. <\/strong><br \/>\n  <strong>Le <\/strong>liane  come la <strong>Yage<\/strong><strong>, <\/strong>una  specie di vite di cui si beve il decotto della corteccia, molto diffusa in  Brasile, Colombia ed Ecquador, e soprattutto i frutti e i cereali fermentati,  come l&rsquo;<strong>uva<\/strong>, i <strong>fichi<\/strong>, la <strong>segale<\/strong>,<strong> <\/strong>il<strong> riso<\/strong>, solo in rari casi hanno qualcosa a che vedere con la tabella delle  sostanze stupefacenti o psicotrope del <em>Ministero<\/em> <em>della<\/em> <em>Salute<\/em>. <\/p>\n<p>Di contro, invece, gli <strong>dei<\/strong>, che da queste sostanze prendono  vita, s&rsquo;inverano, hanno sempre una <strong>personalit&agrave;<\/strong> <strong>psicotica<\/strong>, favoriscono l&rsquo;<strong>atarassia<\/strong>, come l&rsquo;oppio, la <strong>frenesia<\/strong>, come l&rsquo;iboga, l&rsquo;<strong>euforia<\/strong> come l&rsquo;alcool e l&rsquo;hascich, o  inducono alle <strong>allucinazioni<\/strong>, come il  peyotl. <br \/>\n  <em>(L&rsquo;atarassia &egrave; un concetto elaborato dalle filosofie  dell&rsquo;esistenza, come l&rsquo;epicureismo o lo scetticismo, indica l&rsquo;assoluta  imperturbabilit&agrave; davanti alle emozioni e alle passioni.) <\/em><br \/>\n  Gli psicotropi naturali sono  raramente degli &ldquo;<em>alimenti<\/em>&rdquo;, in genere  sono succhi, e sono bevuti come tisane, oppure, fumati o masticati. <br \/>\n  La parola alcol deriva  dall&rsquo;arabo <strong>al kohl<\/strong>, un&rsquo;espressione  che serve ad indicare sia lo <strong>spirito del  vino<\/strong>, che il <strong>fard<\/strong> per abbellire  gli occhi, cos&igrave;&hellip; come non vedere nell&rsquo;alcol qualcosa che abbellisce la visione  e trasforma il modo di guardare il mondo? <br \/>\n  Tra l&rsquo;altro, nelle culture in  cui gli psicotropi sono considerate delle sostanze magiche, queste hanno la  capacit&agrave; di: <br \/>\n  &ldquo;<strong>far<\/strong> <strong>vedere<\/strong>&rdquo;, <br \/>\n  di &ldquo;<strong>far<\/strong> <strong>viaggiare<\/strong>&rdquo; nello  spazio o nel tempo, <br \/>\n  di &ldquo;<strong>insegnare<\/strong> <strong>delle<\/strong> <strong>tecniche<\/strong>&rdquo;, <br \/>\n  di &ldquo;<strong>guarire<\/strong>&rdquo;. <br \/>\n  <strong>Solo il vino, <\/strong>invece<strong>, non serve che a dimenticare. <\/strong><\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> <em>En passant<\/em>. Anche gli animali &ndash; a modo loro &ndash; cercano l&rsquo;ebbrezza. I miei gatti, per esempio, amano la <strong>Nepeta<\/strong> <strong>cataria<\/strong>, cio&egrave;, l&rsquo;erba gatta. Li fa sognare e stimola il loro comportamento  sessuale. Vediamo qualche caso. <br \/>\n  Il fenomeno pi&ugrave; vistoso &egrave;  quello legato al <strong>locoismo<\/strong> (dall&rsquo;inglese <em>Locoween<\/em>), cio&egrave;  dell&rsquo;erba pazza, un erba selvatica dei campi che fa impazzire mucche, muli,  cavalli pecore e, perfino, i conigli, molto diffusa in America. <br \/>\n  Gli elefanti hanno una vera  passione per l&rsquo;alcol e divorano molti frutti fermentati, soprattutto di  palma. <br \/>\n  I babbuini, invece, si  inebriano con i frutti rossi delle <strong>Cycadaceae<\/strong>. Sono piante simili alle palme, ma di fatto  sono piante antichissime che hanno conosciuto i dinosauri, molto vicine alle  conifere. <br \/>\n  I mandrilli del centro  Africa, come gli uomini, mangiano le radici allucinogene dell&rsquo;iboga. Cos&igrave; fanno anche i cinghiali. <br \/>\n  Infine le renne. Quelle siberiane si drogano con l&rsquo;<strong>amanita muscaria<\/strong>, il fungo allucinogeno  per definizione. <br \/>\n  A questo proposito c&rsquo;&egrave; qui  una strana alleanza tra animali ed uomini.  Siccome il principio aattivo dell&rsquo;amanita muscaria finisce nell&rsquo;orina in  Siberia c&rsquo;&egrave; una gara tra renne ed uomini a bersi le orine, della propria specie  e dell&rsquo;altra. A questa gara, tra  l&rsquo;altro, partecipano anche gli scoiattoli e le mosche, ma queste probabilmente  senza volerlo. <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Nelle societ&agrave; tradizionali o,  come si diceva un tempo, primitive, l&rsquo;uso delle sostanze psicotrope &egrave; legato  alla nozione di <strong>metamorfosi<\/strong>, cio&egrave;,  di trasformazione pi&ugrave; o meno evolutiva da qualcosa a qualcosa d&rsquo;altro.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Se lo spirito &egrave; anche dentro  una pianta, allora, deve esistere un <strong>ponte<\/strong> tra l&rsquo;universo vegetale e quello animale.&nbsp; <br \/>\n  (Da qui la credenza di molte <strong>societ&agrave;<\/strong> <strong>sciamaniche<\/strong> che la specie umana deriva da certi vegetali, che i <strong>viaggi a ritroso<\/strong> dello sciamano,  attraverso la tappa animale, possono vedere.) <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Nella stessa tradizione  greca, <strong>Dioniso<\/strong>, il dio delle vigne,  il dio-vino, spesso &egrave; rappresentato nella sua natura vegetale che &egrave; quella del <strong>grappolo<\/strong> <strong>d&rsquo;uva<\/strong>. <\/p>\n<p>Dal punto di vista del <strong>food<\/strong>&#8211;<strong>design<\/strong> l&rsquo;alcol ha, oggi, molti significati culturali tra i quali  spiccano, da una parte, quello di <strong>mediatore<\/strong> <strong>culturale<\/strong>, dall&rsquo;altra, di <strong>panacea<\/strong> <strong>sociale<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>Come <strong>mediatore<\/strong> <strong>culturale<\/strong> esprime le difficolt&agrave; di molti uomini e donne a posizionarsi nell&rsquo;ambito di una  cultura che privilegia le <strong>classificazioni<\/strong> <strong>sociali<\/strong> e su queste classificazioni  impone una scelta. Si &egrave; bambini o  grandi, uomini o donne, morti o vivi, ricchi o poveri, fortunati e sfortunati,  pro o contro, dicotomie che sono, allo stesso tempo, <strong>fondamentali<\/strong> e <strong>risibili<\/strong>. <\/p>\n<p>L&rsquo;alcol come <strong>panacea<\/strong> consente, al pari dei sogni, di  sostituire il <strong>determinato<\/strong> con il <strong>possibile<\/strong>. Mette a nudo le <strong>sconfitte<\/strong> della vita corrente, ma consente la persistenza della <strong>speranza<\/strong>.<\/p>\n<p>Se poi pensiamo all&rsquo;alcol  sotto l&rsquo;aspetto della psicologia sociale esso ci appare come uno <strong>strumento<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>teatralizzazione<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>scena<\/strong> <strong>sociale<\/strong>. <br \/>\n  Una scena sulla quale esalta  i <strong>processi primari<\/strong>, quelli che  regolano la vita culturale e la coesistenza tra l&rsquo;oggettivo e il soggettivo o  se preferite, tra <strong>l&rsquo;azione e il sentire<\/strong>. <\/p>\n<p align=\"center\">**********<br \/>\n  Non sono stati i greci ad  inventare il vino, tuttavia essi hanno fatto molto per questa bevanda. Gli hanno attribuito un dio, <strong>Dioniso<\/strong>, rendendola una bevanda  immortale.<\/p>\n<p>Di fatto, ancora oggi non  sappiamo con precisione di dove sia originaria la <em>vitis vinifera<\/em>, cio&egrave;, l&rsquo;unica pianta che produce i grappoli con i  quali facciamo il vino. <br \/>\n  La <strong>Bibbia<\/strong> (<em>Genesi, 9,  20s.<\/em>) fa risalire la cultura della vite e il vino a <strong>No&egrave;<\/strong>, che &egrave; separato da Adamo ed Eva da sole dieci generazioni ed &egrave;  descritto come un ubriacone ed anche molto famoso, perch&eacute; lo stesso dice il <em>Cantico dei Cantici<\/em>. A suo favore S. Ambrogio scrive che No&egrave;  coltiv&ograve; la vite cercando il voluttuario perch&eacute; Dio gli avrebbe dato il  necessario.&nbsp; <br \/>\n  Un altro grande ubriacone  biblico &egrave; <strong>Loth<\/strong>, nipote di Abramo,  che beve si ubriaca ed ha una relazione incestuosa con le sue due figlie. <br \/>\n  Va tenuto presente per&ograve; che,  nell&rsquo;<em>Eclestiastico<\/em>, la vite &egrave; un simbolo  di sapienza. <br \/>\n  Ancora oggi il sabato ebraico  inizia con un atto di benedizione che si fa salmodiando mentre si beve un sorso  di vino da un unico bicchiere passato da mano in mano tra i membri della  famiglia.<br \/>\n  (<em>En passant<\/em>. Il vino Kasher  non deve contenere ingredienti proibiti come grassi, vitamine, conservanti  ricavati da animali proibiti. Non deve  essere corrotto da sostanze lievitanti.  Deve essere lavorato esclusivamente da ebrei.)<br \/>\n  Sempre a proposito della <strong>Bibbia<\/strong> c&rsquo;&egrave; in <em>Isaia<\/em> una nota sui <strong>Cananei<\/strong>,  che vivevano in quella regione che comprende grossomodo Libano, Palestina,  Israele, Siria e Giordania, soggiogati dagli israeliti che per&ograve; assorbirono la  loro lingua e parte della loro religione. <br \/>\n  Si racconta di una cerimonia  detta <strong>marzeah<\/strong>, una cerimonia bacchica  e orgiastica durante la quale costoro &ldquo; barcollano per il vino e le bevande  inebrianti, hanno allucinazioni, (e) sulle loro tavole c&rsquo;&egrave; vomito  dappertutto&hellip;&rdquo;.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>Il <em>Libro dei proverbi<\/em> dice, &ldquo;(il vino) morde come un serpente, pizzica  come una vipera&rdquo; (24). <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> <em>Una nota.<\/em> Quello che qui diremo sul vino si basa su due  forme di testimonianza. <br \/>\n  &#8211; le <strong>fonti<\/strong> <strong>letterarie<\/strong> ed <strong>epigrafiche<\/strong> dirette e indirette, cio&egrave;  notizie riportate da altre opere.&nbsp; <br \/>\n  &#8211; i ritrovamenti dell&rsquo;<strong>archeologia rurale<\/strong>, soprattutto per  quanto riguarda la coltivazione delle viti e dell&rsquo;uva e gli strumenti per la  loro lavorazione. <br \/>\n  Per esempio, sono numerose le  evidenze archeologiche sulla produzione del vino testimoniata dai <strong>pigiatoi<\/strong> in pietra o dalle parti in  pietra dei <strong>torchi<\/strong>.&nbsp; Cos&igrave; come sono importanti per comprendere il  commercio del vino e il suo trasporto le <strong>anfore<\/strong>,  contenitori che con i loro timbri ed epigrafi consentono spesso di determinare  la datazione e le citt&agrave; di provenienza.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Dato poi il carattere <strong>ideologico<\/strong>&#8211;<strong>religioso<\/strong> del consumo del vino nel mondo antico &egrave; di notevole  interesse il <strong>vasellame<\/strong> usato  soprattutto durante i <strong>banchetti<\/strong>. <br \/>\n  Un altro indicatore  interessante si ritrova, poi, nelle <strong>tombe<\/strong>,  in particolare maschili, costituito dall&rsquo;associazione <strong>anfora-cratere-kylix<\/strong>. <br \/>\n  I <strong>crateri<\/strong> erano recipienti di notevoli dimensioni usati per mescolare  il vino con l&rsquo;acqua. <br \/>\n  I <strong>kylix<\/strong> &ndash; da cui il latino <strong>calix<\/strong>, <em>calice<\/em>, era il recipiente pi&ugrave; comune  per bere a forma di coppa piatta con gambo e piede circolare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> La vite, anche se non  sappiamo di che tipo, cresceva gi&agrave; in Europa a partire dalla fine del <strong>Miocene<\/strong>, cinque milioni di anni fa, lo  provano alcune impronte di foglie di vite nel tufo trovate vicino a <strong>Montepellier<\/strong>. <\/p>\n<p>Per convenzione e a stare  alle <strong>tracce<\/strong> <strong>pi&ugrave;<\/strong> <strong>antiche<\/strong>, i primi  documenti sulla <strong>vite<\/strong> <strong>coltivata <\/strong>risalgono a <strong>settemila<\/strong> <strong>anni<\/strong> fa e la collocano nel Caucaso meridionale, tra la Turchia, l&rsquo;Armenia e l&rsquo;Iran. <br \/>\n  Di contro, i primi documenti  sul vino sono egiziani e risalgono a circa tremila anni fa, in particolare, ci  sono dei basso-rilievi, di duemila e cinquecento anni fa, che mostrano delle  scene di vendemmia e di pigiatura. <br \/>\n  Semi di un grappolo d&rsquo;uva che  possiamo definire provenienti da una vite <strong><em>prae<\/em><\/strong><em>&#8211;<strong>vinifera<\/strong><\/em> sono stati  trovati a <strong>Castiona<\/strong>, in un <strong>sito<\/strong> <strong>mesolitico<\/strong>, vicino Mantova.  Hanno pi&ugrave; di seimila anni. <br \/>\n  Nel 1996, nel villaggio  neolitico di <strong>Hajji<\/strong> <strong>Firuz<\/strong> <strong>Tepe<\/strong>, sui monti Zagros, nell&rsquo;Iran settentrionale, sono state  scoperte sei giare di circa trenta centimetri d&rsquo;altezza, una delle quali  conteneva una sostanza secca, resinata, proveniente da grappoli d&rsquo;uva  schiacciati. <\/p>\n<p>Documenti sulla coltivazione  della vita sono stati rinvenuti nel sito dell&rsquo;antica <strong>Ebla<\/strong>, una cittadina vicino ad Aleppo in Siria. <br \/>\n  Mentre la citazione pi&ugrave;  antica sul commercio del vino via mare risale al secondo millennio prima  dell&rsquo;era comune e si riferisce alle <strong>citt&agrave;<\/strong>&#8211;<strong>stato <\/strong>di<strong> Canaan<\/strong>, che lo spedivano attraverso l&rsquo;antico porto di <strong>Ugarit<\/strong>, in Siria, ai confini con la Turchia.&nbsp; <br \/>\n  Oggi, per riassumere, si  tende a fissare l&rsquo;et&agrave; del vino e, soprattutto, la sua produzione su larga scala  a circa <strong>quattromila <\/strong>anni fa. Sono comunque date da considerare con  cautela. <\/p>\n<p>La storia viticola nel Mediterraneo  italiano ha un inizio letterario: Il canto IX dell&rsquo;<strong>Odissea<\/strong>. <br \/>\n  Dalla descrizione dell&rsquo;isola  dei <strong>Ciclopi<\/strong> e dell&rsquo;ubriacatura di  Polifemo si comprende che nel Mediterraneo c&rsquo;erano perlomeno <strong>due<\/strong> viticulture. <br \/>\n  Quella orientale, che  produceva vini forti e scuri, quale il vino di <strong>Ismaro<\/strong> prodotto in <strong>Tracia<\/strong> regalato ad Ulisse da Marone e che fa ubriacare Polifemo perch&eacute; non era  abituato a questi vini ad alta gradazione. <br \/>\n  Quella rappresentata  dall&rsquo;isola dei Ciclopi, oggi identificata con la zona di <strong>Aci<\/strong> <strong>Trezza<\/strong>, in  Sicilia. Era una viticoltura quasi  spontanea fondata sulla raccolta dell&rsquo;uva <strong>selvatica<\/strong>. <br \/>\n  Del resto, il culto mistico  di <strong>Dioniso<\/strong> (Bacco) non si diffonde  nell&rsquo;Italia meridionale se non dopo la seconda guerra punica.&nbsp; <br \/>\n  Dioniso &egrave; il dio della forza produttiva della  natura, il portatore della civilt&agrave; e l&rsquo;amante della pace. <br \/>\n  Egli compare sempre assieme  alle Baccanti, che sono donne a lui devote, che suonano i tamburelli e i  cimbali e si abbandonavano a danze sfrenate. <br \/>\n  Danze destinate ad invocare  la fertilit&agrave; dei campi e ad esaltare lo spirito religioso dell&rsquo;uomo. In breve, sono le protagoniste di feste a  scopo propiziatorio che oggi conosciamo come <strong>baccanali<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Con l&rsquo;avvento del  cristianesimo queste feste divennero religiose, molte delle quali in forma di  processione come ringraziamento per i buoni raccolti. <br \/>\n  In questo senso, per fare un  esempio, la festa della Madonna del Pollino &egrave; una festa che s&rsquo;innesca su un  baccanale, esattamente come la festa di Piedigrotta a Napoli. <\/p>\n<p>Il vino prodotto allora era  assolutamente diverso da quello che conosciamo oggi. A causa della bollitura a cui veniva in  genere sottoposto era sciropposo, dolce e molto alcolico. Ecco perch&eacute; si allungava con l&rsquo;acqua e lo si  speziava o lo si tagliava con il succo di bacche rosse, come quelle di  rovo.&nbsp; <\/p>\n<p>Le vigne allo stato <strong>selvaggio<\/strong> o, <strong><em>lambrusche<\/em><\/strong>, erano diffuse  sia in Europa che nelle Americhe, quelle americane sono poi evolute verso la  specie <strong><em>fox<\/em><\/strong><em> <strong>grape<\/strong><\/em>, quella i cui acini hanno un vago sentore di volpe e che  noi chiamiamo uva americana. <br \/>\n  Tra l&rsquo;altro, &egrave; proprio a  questa vite, resistente alla <strong>filossera<\/strong>,  che dobbiamo il salvataggio dei vigneti in Europa a cavallo tra Ottocento e  Novecento.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  La storia a raccontarla &egrave; un  pochino pi&ugrave; tortuosa e, volendo, si potrebbe definire uno dei primi danni  collaterali del progresso perch&eacute; tutto cominci&ograve; con la navigazione a  vapore. <br \/>\n  Con questo sistema, infatti,  la durata della traversata atlantica si ridusse ad una decina di giorni, un  intervallo di tempo sufficiente alla filossera &ndash; di fatto &egrave; un <strong>afide<\/strong>, un <strong>pidocchio<\/strong> delle piante &#8211; per sopravvivere. <br \/>\n  Si ritiene che arriv&ograve;  dall&rsquo;America nel <strong>1865<\/strong>, sbarc&ograve;  dapprima in Francia per poi diffondersi in tutta l&rsquo;Europa distruggendo, di  fatto, tutte le vigne, finch&eacute; non si cap&igrave; l&rsquo;origine americana dell&rsquo;infezione e  si constat&ograve; che la convivenza secolare di questo afide con le viti in America  aveva portato queste ultime a sviluppare delle forme di difesa. <br \/>\n  La soluzione, all&rsquo;apparenza  semplice, fu di innestare le viti europee su una radice di vite americana, ma per arrivare a ricostituire il patrimonio  vinario europeo ci vollero decenni e molti vitigni sparirono per sempre. <br \/>\n  In concomitanza con questi  avvenimenti si diffuse l&rsquo;uso di prodotti <strong>fitosanitari<\/strong> sempre pi&ugrave; aggressivi, a partire dallo zolfo con cui si prepara il  verderame.&nbsp; <\/p>\n<p><em>(I puristi si fanno ancora oggi delle domande  oziose. Che tipo di vino avremmo se non  ci fosse stata questa battuta di arresto? E il rimedio? Siamo sicuri che non ha modificato per sempre  le nostre viti?) <\/em><\/p>\n<p>In ogni modo, la  domesticazione&rdquo; della vite si ottenne attraverso una lunghissima selezione  della specie selvatica che port&ograve; a selezionare dei <strong>ceppi<\/strong> (<em>c&eacute;pages<\/em>) pi&ugrave; o  meno nobili. <br \/>\n  <strong>In genere i profani tendono a confondere il nome del  ceppo con il nome dell&rsquo;uva o del vino anche perch&eacute; i vino spesso si  classificano in funzione del vitigno. <\/strong> <\/p>\n<p>I vitigni pi&ugrave; diffusi al  mondo sono, tra i <strong>vini<\/strong> <strong>rossi<\/strong>, il Cabernet-Sauvignon, il  Cabernet Franc, il Merlot, il Pinot noir, il Syrah, tra i <strong>vini<\/strong> <strong>bianchi<\/strong>, il  Sauvignon blanc, lo Chardonnay, il Muscat e il Riesling. <\/p>\n<p>Per fare qualche esempio, il  P<strong>inot nero<\/strong> e lo C<strong>hardonnay<\/strong> sono i due principali <strong>ceppi<\/strong> dei vini di <strong>Borgogna<\/strong>. <br \/>\n  Il <strong>Riesling<\/strong> sta alla base dei vini dell&rsquo;<strong>Alsazia<\/strong> e del <strong>Reno<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Il <strong>Cabernet<\/strong> sta alla base di tutti i vini del <strong>bordolese<\/strong>. <br \/>\n  Il <strong>Nebbiolo<\/strong> &egrave; il padre, insieme al <strong>Barolo<\/strong> e al <strong>Gattinara<\/strong> di  tutti i vini del <strong>Nord d&rsquo;Italia<\/strong>. <br \/>\n  Il <strong>Groslot<\/strong> &egrave; alla base dei vini della <strong>Loira<\/strong> o, meglio, di quell&rsquo;isola che non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;<em>Ile de France<\/em>.<\/p>\n<p>Altri vitigni italiani famosi  sono il Nero d&rsquo;Avola, la   Barbera, il Sangiovese e, tra i bianchi, il <br \/>\n  Trebbiano, la Vernaccia, il  Vermentino. <\/p>\n<p>Poi naturalmente ci sono gl&rsquo;<strong>incroci<\/strong> e le clonazioni tra vitigni,  cos&igrave; come vini che sono il risultato della mescola di altri vini al fine di  elaborare un gusto nuovo o stabilizzare la produzione di un vino-prodotto.&nbsp; <\/p>\n<p>Quanto alla tecnica dell&rsquo;<strong>innesto<\/strong> &egrave; molto antica. Nelle forme che la conosciamo oggi risale  all&rsquo;epoca romana. <\/p>\n<p>L&rsquo;altro elemento fondamentale  per la produzione del vino, dopo, il <strong>ceppo<\/strong>,  &egrave; il <strong>terreno<\/strong> o meglio la sua <strong>conformazione<\/strong> <strong>geografica<\/strong> e <strong>geologica<\/strong>, <strong>latitudine<\/strong>, <strong>longitudine<\/strong>, <strong>altezza<\/strong> sul  livello del mare, <strong>temperature<\/strong> dell&rsquo;aria nei diversi momenti dell&rsquo;anno, <strong>esposizione<\/strong> al sole, <strong>composizione<\/strong> del  terreno. <\/p>\n<p>Le <strong>influenze<\/strong> <strong>ambientali<\/strong> sono cos&igrave; importanti che lo stesso ceppo pu&ograve; dare vini completamente diversi,  come nel caso del <strong>Cabernet<\/strong> in  Francia da cui si ottiene sia il <strong>Medoc<\/strong> che il <strong>Graves rouges<\/strong>. Il primo vino si ottiene da vitigni sulla  Garonna a Nord di Bordeaux, il secondo dai vitigni a Sud.<\/p>\n<p>Torniamo agli dei. <br \/>\n  Dioniso &egrave; colui che ha fatto  conoscere il vino agli uomini, nella tradizione greca spos&ograve; Erigone figlia di  Icario, giardiniere dell&rsquo;Attica. Per  sedurla si trasform&ograve; in un grappolo d&rsquo;uva, non a caso il figlio che ebbero si  chiamo <strong>Stafilo<\/strong>, cio&egrave;, grappolo  d&rsquo;uva. <br \/>\n  Poi tutto precipita nella  tragedia, perch&eacute; la morale dei miti e delle religioni non pu&ograve; non istituire un  parallelo tra vino e sangue, considerato il fenomeno della fermentazione. <br \/>\n  Allora questo fenomeno non  era comprensibile o meglio non era accettabile se non ricorrendo alla  mitologia. <\/p>\n<p><strong>Ma chi ha inventato il vino? <\/strong><br \/>\n  Tutti e nessuno, come accade  per certe invenzioni. In ogni modo  apparve per la prima volta tra il mar Nero e il golfo Persico. <br \/>\n  In queste terre c&rsquo;era  l&rsquo;abitudine di schiacciare le ciliegie e l&rsquo;uva per ricavarne il succo, dal  succo alla scoperta della fermentazione il passo fu semplice, anche se per  compierlo ci vollero molti secoli. <br \/>\n  Poi da queste terre la vite  migr&ograve; verso l&rsquo;Egitto e dall&rsquo;Egitto arriv&ograve; in Europa attraverso la Sicilia. <br \/>\n  Nell&rsquo;altra direzione emigr&ograve;  verso l&rsquo;India, anche se non riusc&igrave; a penetrare in questo paese. <br \/>\n  Nel XII secolo in Europa ci  sono gi&agrave; dei vigneti fino al 50esimo grado di latitudine, grossomodo appena  sotto la Bretagna. <br \/>\n  Solo nell&rsquo;Ottocento la vite &egrave;  riuscita a salire pi&ugrave; in alto. In  Norvegia, per esempio, nell&rsquo;Ottocento si coltivava in serra. Naturalmente era per produrre uva da pasto e  non vino. <\/p>\n<p>Oggi, la vigna pi&ugrave; a  settentrione si trova a Remshow Hall, vicino Sheffield, &egrave; grande un ettaro,  pressappoco alla stessa latitudine c&rsquo;&egrave; una vigna anche in Russia a Latira. Sono vigne che possono produrre, se tutto va  bene, circa settecento\/ottocento bottiglie a vendemmia, ma anche zero, perch&eacute;  dipendono da quando ghiaccia il territorio. <\/p>\n<p>Il vino ha una lunga storia  anche in Cina considerato che la vite &egrave; documentata a partire dal terzo  millennio prima dell&rsquo;era comune. Era una  vite selvatica usata per le sue qualit&agrave; terapeutiche. <br \/>\n  Tuttavia la sua coltivazione  o, meglio, la sua domesticazione non inizi&ograve; che un paio di secoli prima  dell&rsquo;era comune &ndash; si racconta ad opera del grande generale <strong>Zhang<\/strong> <strong>Qian<\/strong> (<em>jang<\/em>&#8211;<em>cian<\/em>)  che si spinse con le sue campagne militari fino in Afghanistan &ndash; ma solo  intorno al sesto secolo, sotto la dinastia Tang, la sua diffusione fu  completata. <br \/>\n  Il tipo d&rsquo;uva pi&ugrave; menzionato  nei testi cinesi &egrave; quello detto &ndash; a causa della sua forma allungata &ndash;  &ldquo;capezzoli di cavalla&rdquo;. Era di color  porpora e divideva la sua popolarit&agrave; con un&rsquo;altra uva chiamata &ldquo;perle di drago&rdquo;. <br \/>\n  L&rsquo;uva era stimata anche come  frutto e valutata un ottimo farmaco per rafforzare l&rsquo;organismo e potenziare i  flussi vitali. <\/p>\n<p>Il &ldquo;<strong>vino<\/strong>&rdquo; pi&ugrave; antico della Cina, tuttavia, &egrave; quello ricavato dalla  fermentazione dei <strong>cereali<\/strong>, soprattutto dal riso. <br \/>\n  Di fatto era pi&ugrave; una birra,  che si otteneva con il liquido di cottura dei cereali, fermentato con il <strong>lievito<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>farina<\/strong>. <br \/>\n  La leggenda narra che fu la  figlia dell&rsquo;imperatore <strong>Yu<\/strong> il Grande,  &ldquo;colui che dominava i fiumi&rdquo;, ad inventare il vino quattromila anni fa. Per questo, si racconta, suo padre la lod&ograve;  per l&rsquo;eccellenza della bevanda e poi la pun&igrave; per aver aggiunto un altro male  nella vita degli uomini. <br \/>\n  In realt&agrave; il vino di cereali  &egrave; molto pi&ugrave; recente ed &egrave; attribuito a <strong>Du<\/strong> <strong>Kang<\/strong>, che visse durante la dinastia  Zhou (770&mdash;256 prima dell&rsquo;era comune.) <br \/>\n  In Cina ancora oggi ci sono  dei templi costruiti in suo onore e il suo nome &egrave; sinonimo di bere. Oggi &egrave; anche il nome di un liquore molto  forte e popolare, venduto in tutto il mondo. <br \/>\n  Pi&ugrave; prosaicamente alcuni  testi della dinastia <strong>Zhou<\/strong> menzionano <strong>quattro<\/strong> tipi di bevande alcoliche,  tre ottenute dai cereali ed una dal <strong>latte<\/strong>. Molto probabilmente questa bevanda &egrave; una  variante del <strong>kumiss<\/strong> mongolo.<br \/>\n  <strong>Huang<\/strong> <strong>jiu<\/strong> (vino giallo) &egrave; il nome generico  del vino di riso o di miglio in Cina. La  sua gradazione alcolica non supera i venti gradi e, di fatto, pu&ograve; avere anche  altri colori &ndash; beige chiaro, giallo-marrone o bruno-rossastro &ndash; ed &egrave;  classificato secco, semi-secco, semi-dolce, dolce ed extra-dolce. <br \/>\n  Molti di questi vini possono  essere molto vecchi, cio&egrave;, possono essere affinati per ben cinquanta anni e  pi&ugrave;. <br \/>\n  A livello internazionale,  oggi, il vino di riso pi&ugrave; conosciuto &egrave; lo <strong>Shaoxing<\/strong> <strong>jiu <\/strong>(il vino di S&hellip;), di colore  rosso, grazie al lievito di riso rosso.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  &nbsp; <br \/>\n  Ma torniamo al vino  d&rsquo;uva. <br \/>\n  In America la vite entr&ograve; in <strong>due<\/strong> tempi. <br \/>\n  La prima volta si ritiene che  furono i <strong>vichinghi<\/strong> ad importare la  vite sulle coste del Massachusetts, una terra che loro chiamarono <strong>Vineland<\/strong>. <br \/>\n  Successivamente furono gli <strong>spagnoli<\/strong>, nel <strong>XVI<\/strong> <strong>secolo<\/strong>, in  particolare, i <strong>missionari<\/strong>, che la  diffusero dappertutto a partire dalla <strong>California<\/strong>. <br \/>\n  Cos&igrave; come sono stati i  missionari a diffonderla in Sud d&rsquo;America a partire dall&rsquo;Argentina.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Quello che si deve notare &egrave; che in quasi tutto il  mondo il vino ha alla sua origine o una dimensione divina o &egrave; attribuito a  divinit&agrave; agrarie o ad eroi.&nbsp; <\/strong><br \/>\n  Lo stesso Noe, dopo il  diluvio, pianta subito le viti, beve felice e si ubriaca. Siamo intorno al quarto millennio prima  dell&rsquo;era comune. <\/p>\n<p>Storicamente c&rsquo;&egrave; una stretta  relazione tra il vino e l&rsquo;acqua. <br \/>\n  Tutte le cronache antiche,  infatti, parlano di grandi vitigni impiantati sulle terre alluvionate, cos&igrave;  come molti, in passato, hanno visto una stretta relazione tra la vite, il mare  e la luna. <br \/>\n  Per esempio, gli egiziani, ne  approfittarono per istituire una festa dell&rsquo;ebbrezza chiamata <em>&ldquo;A lei che ritorna&rdquo;<\/em>. <br \/>\n  Si teneva sul delta del Nilo  in un giorno particolare della luna nuova. <br \/>\n  &Egrave; <strong>Erodoto<\/strong> (484-425), il grande storico autore di <em>Istoriai<\/em> (Storie) che ci racconta queste cose, precisando che in  Egitto solo i preti e i nobili potevano berlo, al popolo era consentita solo la  birra. <br \/>\n  Per questo popolo il vino era  un&rsquo;invenzione di <strong>Osiris<\/strong>, padre di  Horus e dio dell&rsquo;agricoltura. <\/p>\n<p>Come abbiamo visto, per i  greci &egrave; invece <strong>Dioniso<\/strong> ad aver fatto  conoscere il vino agli uomini, a cominciare dai cretesi. <br \/>\n  Lo proverebbe l&rsquo;etimo di  vino, <strong>o&iuml;nos<\/strong>, cio&egrave;, vino nel dialetto  di Creta. <br \/>\n  Poi da questa isola invase il  mondo. <br \/>\n  In latino &egrave; <em>vinum<\/em>, da cui ha origine il <em>Wein<\/em> della lingua tedesca, il <em>wijn<\/em> di quella olandese, il <em>vin<\/em> in svedese e danese, in <em>wine<\/em> inglese, il <em>vino<\/em> spagnolo il <em>vin<\/em> francese e il <em>vinho<\/em> dei  portoghesi. <\/p>\n<p>In particolare, la vite  coltivata crebbe rigogliosa nel paese di <strong>Canaan<\/strong> o Cananea, (questo territorio corrisponde al Libano pi&ugrave; Israele e parti della  Siria e della Giordania). <br \/>\n  Un paese fondato dal figlio  di Cam, maledetto per aver mancato di rispetto a No&egrave; ubriaco, deridendolo.&nbsp; <br \/>\n  A <strong>Canaan<\/strong> si celebrava la <em>festa<\/em> <em>dei<\/em> <em>tabernacoli<\/em> con orge e abbondanti libagioni.<br \/>\n  Molti, sulla scorta di queste  notizie, fanno derivare la parola vino da <em>vena<\/em>,  una parola <em>sascritta<\/em> che vuol dire <em>amare<\/em> da cui deriverebbero anche la  parola Venere. <br \/>\n  La derivazione &egrave;  scorretta, ma mostra bene l&rsquo;intenzione  di legare il vino agli <em>&ldquo;altered states of  consciousless&rdquo;<\/em> delle passioni amorose. <\/p>\n<p>Alcune ricerche hanno  dimostrato che questa festa dei tabernacoli, come molte altre feste famose  dell&rsquo;antichit&agrave;, prima di essere celebrate con il vino lo erano con la <strong>birra<\/strong>. <br \/>\n  Anzi, qualcuno ha avanzato  l&rsquo;ipotesi che Dioniso ha cambiato il suo nome quando &egrave; diventato il dio del  vino, ma che gi&agrave; era conosciuto con il nome di <strong>Sabazio<\/strong>, che &egrave; quello arcaico di un dio della <strong>Tracia<\/strong> e protettore della birra. <\/p>\n<p>Facciamo un passo  avanti. <br \/>\n  L&rsquo;uva da tavola, quella che  si mangia come una frutta, &egrave; abbastanza recente. <br \/>\n  La sua coltivazione comincia  ad essere migliorata solo a partire dal Rinascimento, ma in pochissime  quantit&agrave;, spesso solo per motivi decorativi. <br \/>\n  La cultura specifica dell&rsquo;uva  da tavola risale ai primi anni del &lsquo;900, per motivi squisitamente economici. Possiamo dire che sono le crisi del settore  vinicolo di quegli anni che spingono ad una diversificazione della  produzione. <\/p>\n<p>Anche se si tratta di uva, il  mercato dell&rsquo;uva da vino &egrave; diverso da quello dell&rsquo;uva destinata alla  tavola. <br \/>\n  Nel primo caso parliamo di un  prodotto che entra in un processo di trasformazione di tipo artigianale o  industriale. <br \/>\n  Nel secondo caso, invece,  l&rsquo;uva segue la filiera della frutta fresca, a cominciare dalla sua  distribuzione. <br \/>\n  L&rsquo;Italia &egrave;, con la Spagna, il pi&ugrave; grande produttore  in Europa di uva da tavola, ci sono, di quest&rsquo;uva, almeno una ventina di  vitigni. <br \/>\n  La pi&ugrave; popolare e, insieme,  la pi&ugrave; antica, la pi&ugrave; diffusa e quella con il chicco pi&ugrave; grande, &egrave; l&rsquo;uva Regina  che i francesi chiamano &ldquo;dattero di Beiruth&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n  In ogni modo il consumo pro-capite &egrave; di circa  tre chili e mezzo ad abitante, vale a dire, il dieci per cento del totale del  consumo di frutta fresca, agrumi a parte. <br \/>\n  Quanto al volume di  produzione l&rsquo;Italia ne produce annualmente tra le ottantamila e le novantamila  tonnellate. <\/p>\n<p>Della <strong>vinificazione<\/strong>, cio&egrave; del passaggio dall&rsquo;uva al vino, diremo solo che  si apprese seguendo gli errori e i successi dell&rsquo;esperienza. <br \/>\n  L&rsquo;uva, per la piccola  chimica, diventa vino sotto l&rsquo;influenza di certi lieviti, i <strong>saccaromiceti<\/strong>. <br \/>\n  Se si fanno crescere in un  recipiente chiuso dove &egrave; stato messo il succo dei grappoli spremuti, si  moltiplicano in modo straordinario. <br \/>\n  Questa fermentazione che dura  da <strong>cinque<\/strong> <strong>giorni<\/strong> a <strong>cinque<\/strong> <strong>settimane<\/strong>, colora il vino e lo carica  di tannino, in cui &egrave; racchiuso parte del suo <em>bouquet<\/em>. <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> <em>Una nota<\/em>. Gli esperti e i poeti distinguono l&rsquo;<strong>aroma<\/strong> &ndash; che &egrave; l&rsquo;insieme dei principi  odorifici del vino giovane &ndash; da <strong>bouquet<\/strong>,  che &egrave; l&rsquo;odore acquisito con l&rsquo;invecchiamento e che non si manifesta che alla  lunga. <br \/>\n  Il <strong>sauvignon bianco<\/strong>, originario del bordolese, dice l&rsquo;esperto,  possiede un aroma fiorito, leggermente muschiato, con delle <em>nuances<\/em> di foglie strofinate. Il vino di Colmar, invece, &egrave; un vino etereo,  che esala un aroma di rosa secca e lascia in bocca il gusto della vigna in  fiore. <br \/>\n  Bouquet, invece, &egrave; un&rsquo;altra  cosa, in esso si avverte l&rsquo;artificio. Si  avverte l&rsquo;infusione di odori delle donne mature. Odori che si allargano come un ventaglio e  rivelano tutta la loro pienezza carnale. <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> La fermentazione trasforma lo  zucchero dell&rsquo;uva in alcool, secondariamente produce anche glicerina e acido  succinico. <br \/>\n  La fermentazione si manifesta  anche con la produzione di gas carbonico. <br \/>\n  Se &egrave; abbondante si dice che &egrave;  una fermentazione tumultuosa, comunque non deve produrre fermenti acetici per  evitare di trasformare il vino in aceto. <br \/>\n  Questa fermentazione, poi, si  arresta quando tutto lo zucchero &egrave; stato trasformato in vino con una gradazione  massima di quattordici o quindici gradi. <br \/>\n  I modi di fermentazione,  oggi, sono molti ed agiscono principalmente sul mosto sia con la temperatura,  che con la pressione. <br \/>\n  Ritorniamo brevemente,  invece, sul significato simbolico del vino. <br \/>\n  Con il pane e la carne &egrave; uno  degli alimenti pi&ugrave; carico di simboli, un elemento fondamentale nei sacrifici e  nelle offerte. <br \/>\n  <strong>San<\/strong> <strong>Clemente<\/strong> d&rsquo;Alessandria (che visse a  cavallo tra il secondo e il terzo secolo) ha scritto che il vino sta al pane  come la vita contemplativa e la gnosi (la conoscenza) stanno alla vita attiva e  alla fede. <br \/>\n  Di fatto, non c&rsquo;&egrave; cultura nel  Mediterraneo che non abbia visto il vino come simbolo e strumento dei processi  di <strong>iniziazione<\/strong>. <br \/>\n  Un fatto facilitato anche dal  suo <strong>colore<\/strong>, definito spesso sangue  della vigna. <br \/>\n  Il suo ruolo, per&ograve;, non &egrave;  legato solo ai <strong>processi d&rsquo;iniziazione<\/strong>,  ma anche a quelli di <strong>celebrazione<\/strong>.<br \/>\n  Il vino &egrave; uno strumento  importante delle manifestazioni <strong>sociali<\/strong> <strong>festive<\/strong> ed &egrave; spesso associato  all&rsquo;amore dell&rsquo;altro, alla lealt&agrave;, alla giustizia che rimedia ai torti.&nbsp; <br \/>\n  In questo senso &egrave; una bevanda  da <strong>comunione<\/strong>, che diventa da <strong>meditazione<\/strong> alla fine del secolo  scorso, un&rsquo;espressione che mostra la sua estetizzazione. <\/p>\n<p>Se la cultura islamica ha  prescritto il vino &egrave; perch&eacute; ha visto nei pericoli del suo abuso un nemico dei  suoi valori sacri, ha visto nell&rsquo;ubriacatura degli sciocchi un attentato alla  grandiosit&agrave; dell&rsquo;ebbrezza da riservarsi al paradiso.&nbsp; <br \/>\n  Del resto, nella cultura  islamica molti <strong>mistici<\/strong> definiscono  il vino la bevanda dell&rsquo;<strong>amore divino<\/strong>. <\/p>\n<p>I sufisti, come il grande  mistico <strong>ibn Arabi <\/strong>(1165 1240),  autore di molti trattati tra cui <em>Le Gemme  della Saggezza<\/em>, hanno definito il vino come <em>&ldquo;simbolo della scienza degli stati mentali&rdquo;<\/em>. <br \/>\n  (&hellip;&egrave; stato il grande  avversario di <strong>Averro&egrave;<\/strong>, il  razionalista.) <\/p>\n<p>In persiano, la parola <strong>dem<\/strong> significa allo stesso tempo, <strong>vino<\/strong>, <strong>soffio<\/strong> <strong>vitale<\/strong> e <strong>tempo<\/strong>. <\/p>\n<p>In questo, l&rsquo;Islam non fa che  riprendere la <em>Bibbia<\/em>, che prescrive  l&rsquo;ebbrezza per gli stessi motivi. <\/p>\n<p>Nell&rsquo;ebraico antico i  caratteri che designano il <strong>vino<\/strong> (<em>yaim<\/em>) e il <strong>mistero<\/strong> (<em>s&acirc;d<\/em>) hanno lo  stesso valore numerico, il <strong>70<\/strong>, il  numero dell&rsquo;<strong>universalit&agrave;<\/strong> o meglio,  della <strong>moltitudine<\/strong>. <br \/>\n  Nella cultura ebraica i  numeri sono una delle chiavi della conoscenza.&nbsp; <br \/>\n  Per esempio. Nella <strong>Tor&agrave;<\/strong> il nome di dio &egrave; citato 1820 volte, cio&egrave;, 70 per 26, il numero dei  Patriarchi. Da laici potremmo dire che  le congetture eccessive se non generano mostri insegnano a pensare. <\/p>\n<p>La vigna, l&rsquo;uva e il vino  sono parte integrante del messaggio di Cristo, non solo perch&eacute; &egrave; il suo sangue,  ma anche perch&eacute; il vino &egrave; il soggetto del suo <strong>primo<\/strong> <strong>miracolo<\/strong>, quello  delle nozze di Cana, un miracolo atipico sul quale sono infinite le  interpretazioni.&nbsp; <\/p>\n<p>Ancora oggi, del resto, la <strong>vigna<\/strong> rappresenta il regno di Dio. <br \/>\n  Esistono almeno due grandi  feste del vino nella cristianit&agrave;. San  Vincenzo il 22 gennaio, e San Martino l&rsquo;11 novembre. <br \/>\n  Nella sola Francia ci sono  ben trentasette santi protettori del vino e, ancora oggi, si festeggia San  Vincenzo, per via del suo nome. <br \/>\n  Infatti se leggete in  francese <em>&ldquo;vincenzo&rdquo; <\/em>si pronuncia come <strong>&ldquo;vin sans eau&rdquo;<\/strong>, vino senz&rsquo;acqua! <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> <em>Due parentesi. <\/em><br \/>\n  Com&rsquo;era il vino di <strong>Cana<\/strong>? <br \/>\n  Il vino di <strong>Champagne<\/strong>, tra storia e leggenda, in  breve. <\/p>\n<p><strong>Fran&ccedil;ois de Pierre de Bernis<\/strong> (1715-1794), poeta, ecclesiastico e diplomatico, in  questa veste fu un protetto della <strong>Pompadour<\/strong>,  famoso per aver affermato che, nonostante l&rsquo;aria del paradiso sia da ritenere  eccezionale, egli dopo morto avrebbe preferito l&rsquo;inferno per le sue  frequentazioni, non diceva messa se non poteva farlo con un <em>vin de<\/em> <em>Meursault<\/em>, un Bourgogne della C&ocirc;te de Beaune, uno dei migliori vini  bianchi di Francia, il cui vitigno risale al decimo secolo, dal <em>bouquet<\/em> caratterizzato dall&rsquo;aroma di  mandorla, mela verde e nocciola, l&rsquo;unico che a suo parere poteva essere  accostato a quello di Cana. <\/p>\n<p>Naturalmente la  preoccupazione del de Bernis era altruistica, &ldquo;non avrebbe mai osato  costringere nostro Signore a fare le smorfie al padre con un vino  diverso&rdquo;. <\/p>\n<p><em>(Ricordiamo che il vino da messa ha smesso di essere  rosso a partire dal quattordicesimo secolo, ufficialmente perch&eacute; quello bianco  &egrave; pi&ugrave; difficile da adulterare, in realt&agrave; perch&eacute; era diventato sempre pi&ugrave;  imbarazzante per la chiesa, che lo considerava il sangue di Cristo,  giustificare le macchie rosse che finivano inavvertitamente sulle tovaglie  degli altari.)<\/em> <\/p>\n<p>Una curiosit&agrave;. Da qualche tempo a questa parte si &egrave;  ricominciato a produrre il &ldquo;vino di Cana&rdquo;.  Lo si deve ai Salesiani di Betlemme con l&rsquo;appoggio tra l&rsquo;altro  dell&rsquo;Istituto agrario di San Michele all&rsquo;Adige.  Questa iniziativa si chiama Cantina di Cremisan, dal nome della localit&agrave;  dove sorge il monastero salesiano e si trovano i vitigni. <\/p>\n<p>De Bernis faceva un&rsquo;eccezione  per il <strong>vino<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>Champagne<\/strong>, un vino  dalle molte geniture. <br \/>\n  Vediamo qualcosa della sua  storia.<br \/>\n  Il primo a scriverne &egrave;  Plinio, che apprezzava i vini della <strong>Gallia<\/strong>,  in particolare quali quelli della campagna intorno a <strong>Reims<\/strong>. <br \/>\n  Pi&ugrave; tardi, gli stessi vini  compaiono nel banchetto che Carlo VI offre a Venceslao di Boemia, nel maggio  del 1397, sono quelli di Ay di cui Enrico IV si vanta di esserne re. <br \/>\n  (<strong>Ay<\/strong> &egrave; un piccolo comune vinicolo della <strong>Marna<\/strong>.) <br \/>\n  Sono gli stessi che Madame de <strong>Pompadour<\/strong>, a met&agrave; del Settecento, si  faceva spedire a panieri per la sua tavola, molto spesso rossi, che una moda  consigliava di bere accompagnandoli con fette di pane bianco di Gonesse  strofinate con l&rsquo;aglio. Un pane bianco  pi&ugrave; conosciuto come <strong>pain mollet de  Gonesse,<\/strong> era una specialit&agrave; di questa cittadina dell&rsquo;&Icirc;le-de-France.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  La tradizione reale dei vini  di Champagne s&rsquo;incrina con Luigi XIV a cui il medico glieli aveva proibiti,  aprendo una querela che ha nella <em>D&eacute;fense  des vins de Beaune contro le vin de Champagne<\/em>, scritta dal decano dei  medici di Bearne, il suo culmine. <\/p>\n<p>Nell&rsquo;Ottocento i vini di  Champagne si riprenderanno la loro rivincita. <br \/>\n  Lo Champagne che conosciamo  oggi non &egrave; molto diverso da quello che <strong>Dom<\/strong> <strong>Perignon<\/strong>, procuratore dell&rsquo;abazzia  di Hautevilliers, a un tiro di schioppo di Ep&eacute;rnay, mette a punto nelle sue  cantine. <br \/>\n  Autore di una <em>m&eacute;moire sur la mani&egrave;re  de choisir des plants de vigne convenables au sol, sur la fa&ccedil;on de la  provigner, de les tailler, de m&eacute;langer les raisins, d&rsquo;en faire la cueillette,  et de gouverner les vins<\/em>, questo monaco &egrave; anche l&rsquo;inventore della <em>fl&ucirc;te<\/em> e del tappo legato, che  sostituisce lo stoppaccio intriso d&rsquo;olio usato fino ad allora. <\/p>\n<p>Ma la leggenda del vino di  Champagne non tiene conto di come sono andate le cose, perch&eacute; il fenomeno  dell&rsquo;effervescenza &egrave; un&rsquo;invenzione inglese accidentale. <br \/>\n  Gi&agrave; nel <strong>1600<\/strong> l&rsquo;Inghilterra importava vino dalla Francia in <em>barrique<\/em> e i negozianti inglesi che lo  imbottigliavano si erano accorti che durante il viaggio in nave si arricchiva  di &ldquo;<strong>bollicine<\/strong>&rdquo; o di <strong>perle<\/strong>, come si dir&agrave; pi&ugrave; avanti. <br \/>\n  Con l&rsquo;invenzione delle  bottiglie di vetro resistenti alla pressione, verso la met&agrave; del secolo, questo <em>perlage<\/em> (o, <em>effervescenza<\/em>, dovuta all&rsquo;anidride carbonica) diventa un  pregio. A Parigi, le prime bottiglie di  questo vino compariranno solo a partire dal 1695. <br \/>\n  Le date, qui, sono  significative, perch&eacute; Dom Perignon &egrave; nato nel 1638. <br \/>\n  Nel <strong>1715<\/strong> quando muore affida all&rsquo;abate Golinot, canonico della  metropoli di Reims, uno dei suoi segreti per rendere le &ldquo;bollicine&rdquo; ancora pi&ugrave;  delicate e seducenti. <br \/>\n  Occorre aggiungere al vino,  una volta effettuato il <em>d&eacute;gorgement<\/em>,  un liquore composto filtrando un infuso di zucchero di canna, pesche  snocciolate, cannella, noce moscata ed acquavite.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>Nella regione vinicola dello  Champagne c&rsquo;&egrave; un piccolo paesino, ricco di storia, che si chiama <strong>Bouzy<\/strong>. <br \/>\n  A Bouzy fanno un vino con lo  stesso nome su un vitigno di <strong>Pinot<\/strong> <strong>Nero<\/strong>. <br \/>\n  La vinificazione e normale o  in bianco. <br \/>\n  Questo vino entra nella  composizione dei vini che fanno gli Champagne migliori. <br \/>\n  A proposito di  bottiglie. <br \/>\n  Il padre della moderna  bottiglia di vetro &egrave; considerato l&rsquo;inglese Sir <strong>Kenelm<\/strong> <strong>Digby<\/strong> (1603-1665). Scienziato, filosofo,  cortigiano, corsaro, spia, alchimista, inventore ed autore di un famoso libro  di cucina: <em>The Closet of the Eminently  Learned Sir Kenelme Digbie Knight Opened<\/em>.  In realt&agrave; scritto da un suo servitore dopo la sua morte, considerato,  oggi, una eccellente fonte per la cucina e le bevande dell&rsquo;epoca.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Le sue bottiglie erano,  grazie alla lavorazione in una fornace apposita, a forma di tunnel e alla  miscela delle materie prime, pi&ugrave; resistenti, di color scuro e molto simili  nella forma a quelle che conosciamo oggi.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Ma vediamo dalle origini il <strong>buon<\/strong> <strong>uso<\/strong> del vino. <br \/>\n  Il vino, sostenevano i greci,  &egrave; una bevanda civilizzata, anche se l&rsquo;allungavano con l&rsquo;acqua, il miele o lo  zucchero di canna. <br \/>\n  Veniva conservato e  trasportato con le <strong>anfore<\/strong> e le <strong>giare<\/strong>, alcune delle quali arrivavano  fino a tre metri d&rsquo;altezza. <br \/>\n  Erano imbevute di resina per  evitare l&rsquo;eccessiva evaporazione. <br \/>\n  Ma non quella che i greci  usano ancora oggi, bens&igrave;, di <strong>terebentina<\/strong> o resina di Bordeaux. <br \/>\n  (La <em>terebentina<\/em> ha l&rsquo;odore del pino ed &egrave; un liquido incolore, oggi si  usa solo nell&rsquo;industria delle vernici. ) <br \/>\n  Il vino pronto al consumo,  invece, si conservava in <strong>otri<\/strong> di <strong>pelle<\/strong> di capra o nelle <strong>vesciche<\/strong> dei maiali. <br \/>\n  Va da s&eacute;, il suo sapore ne  risentiva, ma era sempre una bevanda da signori, i poveri se potevano bevevano <strong>birra<\/strong>, altrimenti decotti di orzo o di  erbe, qualcosa di simile a quello che oggi chiamiamo <strong>tisane<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  In Grecia, si beveva anche  nel corso delle cerimonie funebri, ma queste libagioni erano regolate da <strong>leggi<\/strong> <strong>suntuarie<\/strong>. <br \/>\n  Non pi&ugrave; di dieci litri circa  a cerimonia. <br \/>\n  Lo sappiamo perch&eacute; sono state  ritrovate delle anfore nei sepolcri con il nome del commerciante e le  disposizioni del magistrato. <br \/>\n  L&rsquo;obiettivo di queste  disposizioni era di garantire uno stile di vita comune regolato dall&rsquo;<strong>Euphonia<\/strong>, cio&egrave;, dalle <strong>buone<\/strong> <strong>leggi<\/strong>.<br \/>\n  Sul piano economico occorre  notare che il vino era, di fatto, la prima voce nelle esportazioni della  Grecia, seguito dal olio e dal grano, ed era soprattutto il vino che le  apportava prestigio. <br \/>\n  Di contro, non tutto il vino  bevuto dai greci era prodotto in patria. <br \/>\n  Gli intenditori bevevano vino  libanese, della Palestina, dell&rsquo;Egitto e soprattutto dal Sud d&rsquo;Italia.&nbsp; <\/p>\n<p>Un celebre atleta greco, <strong>Milone<\/strong> di Crotone, vissuto cinque  secoli prima dell&rsquo;era comune, pugile imbattuto, si racconta che ne bevesse  dieci litri al giorno e solo di quello calabrese. <br \/>\n  Quel vino, tra l&rsquo;altro,  esiste ancora ed &egrave; il vino di <strong>Cir&ograve;<\/strong>. <\/p>\n<p>In generale, possiamo dire  che fino ai <strong>Medici<\/strong>, cio&egrave;, fino al <strong>1400<\/strong> circa, il consumo di vino greco in  Italia era rilevante, dopo questa data, invece, cominci&ograve; a prendere piede il  vino italiano. <\/p>\n<p>Prendiamo in considerazione,  adesso, la relazione delle donne con il vino.  Una questione annosa, complessa e ricca di paure maschili. <br \/>\n  PublioTerenzio Afro, vissuto  intorno al secondo secolo, afferma:<br \/>\n  <strong>Sine Cerere et Libero (Baccho) friget V&eacute;nus. <\/strong><br \/>\n  Terenzio &egrave; un drammaturgo  illuminato, a Roma il vino fu per lungo tempo assolutamente interdetto alle  donne sotto pena di <strong>morte<\/strong>. <br \/>\n  Marzio Porcio <strong>Catone<\/strong>, detto il &ldquo;censore&rdquo; arriva ad  affermare, &ldquo;se vedi la tua donna bere, uccidila!&rdquo;<br \/>\n  Per la verit&agrave; c&rsquo;&egrave; da notare  che, di fatto, le donne a Roma esercitavano un grande potere occulto sulla  politica e queste proibizioni non impedivano alle matrone di allestire  banchetti e di tramare, oltre che bere. <br \/>\n  Ufficialmente potevano bere  solo il <strong>passum<\/strong>, cio&egrave;, un decotto di  uva secca, ma perch&eacute; questa prescrizione? <br \/>\n  Le ragioni sono molte, tutte  connesse ad una visione maschilista dell&rsquo;esistenza.&nbsp; <br \/>\n  La prima diceva che se il  vino &egrave; il <strong>sangue<\/strong> della vigna e la  donna &egrave; essenzialmente una <em>mater<\/em> <em>genitrix<\/em>, allora se beveva il vino  diventava un <strong>adultera<\/strong>, cio&egrave;,  mescolava il suo sangue. <br \/>\n  La seconda ragione &egrave; che il  vino veniva considerato una <strong>sostanza<\/strong> <strong>abortiva<\/strong>, perch&eacute; un sangue scaccia  l&rsquo;altro. <br \/>\n  Come abbiamo gi&agrave; visto  altrove sono quattro i liquidi sacrificali, dunque magici, <strong>latte<\/strong>, <strong>sangue<\/strong>, <strong>acqua<\/strong> e <strong>vino<\/strong>. <br \/>\n  In quest&rsquo;ottica se lo scopo  primario della donna &egrave; la procreazione non ha bisogno della magia dell&rsquo;ebbrezza  per farlo. <\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Il vino liquido sacrificale. C&rsquo;&egrave; un divertente aneddoto a questo  proposito. Lo racconta Sante Lancerio,  cameriere segreto e cantiniere di Paolo III, il papa che promosse il Concilio  di Trento, che approv&ograve; nel 1540 l&rsquo;ordine dei Gesuiti, che affid&ograve; a Michelangelo  l&rsquo;esecuzione degli affreschi della Sistina.  Ebbene, racconta Lancerio, Paolo III amava cos&igrave; tanto il vino moscato di  Creta e credeva cos&igrave; tanto alle sue virt&ugrave; che si lavava ogni mattina le <em>genitalia<\/em> con esso.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Ma torniamo all&rsquo;ebbrezza, si  riteneva che spingesse le donne al <strong>delirio<\/strong> e il delirio &egrave; da <strong>temere<\/strong> perch&eacute; a  volte &egrave; <strong>profetico<\/strong>! <br \/>\n  In ogni modo l&rsquo;ebbrezza era  vista come una <strong>possessione<\/strong> e se non  era di origine divina, allora era <strong>diabolica<\/strong>. <br \/>\n  La possessione,  nell&rsquo;antichit&agrave;, era considerata alla stregua di uno <strong>stupro<\/strong> e una donna stuprata non poteva pi&ugrave; essere considerata <strong>casta<\/strong>. <\/p>\n<p>A Roma queste idee erano cos&igrave;  radicate che aveva preso piede un usanza che &egrave; arrivata fino all&rsquo;800, i mariti  baciavano al loro rientro le mogli che erano uscite per verificare che non  avessero bevuto&hellip; altro che gesto affettuoso. <\/p>\n<p>Una tesi curiosa sulla  decadenza di Roma, di cui &egrave; difficile valutare la portata, sostiene che essa fu  provocata anche dall&rsquo;avvelenamento di piombo.  Un metallo che i romani usavano in cucina, per le tubature idriche e  nella cosmesi. <br \/>\n  Il piombo ingerito in dosi  superiori al milligrammo per giorno provoca stitichezza, perdita dell&rsquo;appetito,  paralisi, sterilit&agrave; maschile, aborto e perfino la morte.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Ebbene, i romani per meglio  conservare e dolcificare il vino aggiungevano del succo d&rsquo;uva non fermentato  che era stato bollito e decantato in recipienti rivestiti di piombo. <br \/>\n  Cos&igrave; facendo mentre tentavano  di sterilizzare il vino, per ironia del destino, finivano per sterilizzare se  stessi. <\/p>\n<p><strong>All&rsquo;ebbrezza si pu&ograve; contrapporre il brindisi.<\/strong><br \/>\n  Cio&egrave;, il bere <strong>motivato da<\/strong> <strong>un<\/strong> <strong>pensiero<\/strong>, come tale,  diverso dalla furia delirante che procura l&rsquo;ebbrezza.&nbsp; <br \/>\n  Non a caso nell&rsquo;iconografia  l&rsquo;ebbrezza &egrave; sempre femminile mentre gli uomini brindano. <\/p>\n<p>Da un punto di vista agricolo  &egrave; solo intorno alla fine del <strong>secondo<\/strong> <strong>secolo<\/strong> (cio&egrave;, a pi&ugrave; di sei secoli  dalla fondazione di Roma) che si pu&ograve; parlare di vigneti italiani. <br \/>\n  Questa diffusione capillare  della vite fece anche nascere la moda dei <strong>vini<\/strong> <strong>bianchi<\/strong>, che cominciarono ad essere  preferiti a quelli <strong>rossi<\/strong>. <br \/>\n  Per soddisfare questa domanda  di vini bianchi si arriv&ograve; perfino a <strong>decolorare<\/strong> quelli detti &ldquo;neri&rdquo; con i vapori di zolfo. <br \/>\n  Con i vini bianchi, tra  l&rsquo;altro, si preparava anche un aperitivo, il <strong>mulsum (<\/strong><em>molso<\/em>, in  italiano) si otteneva mescolando dieci chili di miele con tredici litri di vino  e facendo poi stagionare per un mese, al fresco di una cantina, questa  pozione. Si bevevo con gli antipasti o,  riscaldato, come digestivo.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>Anche se i <strong>bicchieri<\/strong> esistono da circa <strong>seimila<\/strong> <strong>anni<\/strong>, le <strong>bottiglie<\/strong> in  vetro risalgono alla fine del <strong>primo<\/strong> <strong>secolo<\/strong>. <br \/>\n  Una curiosit&agrave;. Nel 1979, ad un asta inglese furono vendute  poche gocce di un vino che risaliva al terzo secolo, probabilmente d&rsquo;origine  siriana, a pi&ugrave; di seimila euro. Queste  gocce furono trovate in una bottiglia ritrovata in uno scavo. <br \/>\n  In ogni modo con le bottiglie  appaiono anche i tappi e in qualche modo le etichette dei produttori con  l&rsquo;indicazione del vitigno e dell&rsquo;anno di vendemmia. <br \/>\n  Cambiamo ancora una volta il  punto di vista.&nbsp; <br \/>\n  Vediamo qualcosa sull&rsquo;<strong>estetica<\/strong> <strong>del<\/strong> <strong>vino<\/strong>. <br \/>\n  Perch&eacute; il vino costituisce un  campo di elezione e di attrazione degli atti alimentari? <br \/>\n  I motivi non sono solo nella  sua <strong>storia<\/strong> e nella sua <strong>simbologia<\/strong>. <br \/>\n  Piuttosto &egrave; gi&agrave; nella sua <strong>fisica<\/strong> e nella sua <strong>chimica<\/strong> che per molti nascono le sue specificit&agrave; grazie alla  complessit&agrave; del processo di <strong>fermentazione<\/strong> che ne configura l&rsquo;aspetto finale. <\/p>\n<p>Per queste ragioni il vino &egrave;  da molti avvicinato, da un punto di vista fenomenologico, ad un&rsquo;<strong>opera d&rsquo;arte<\/strong>. <\/p>\n<p>Mentre la vita di un <strong>piatto<\/strong> &egrave; contenuta in un tempo molto  breve e di esso non resta traccia se non nella <strong>memoria<\/strong> o, a partire dalla <strong>ricetta, <\/strong>come traccia della sua riproducibilit&agrave;, il <strong>vino<\/strong> &egrave; un <strong>oggetto<\/strong> <strong>conservabile<\/strong>. <\/p>\n<p>Per questo, da molti, la <strong>cantina<\/strong> &egrave; percepita come una sorta di <strong>museo<\/strong> e la bottiglia, un oggetto  trasportabile e comodo, come un&rsquo;opera d&rsquo;arte che favorisce non solo la sua  comunicabilit&agrave;, ma anche la sua vita nel tempo.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Insomma, come osserva la semiologia, oggi il vino in  bottiglia esprime una sensibilit&agrave; per il gusto di cui la bottiglia stessa, come  confezione, &egrave; il vettore. <\/strong><\/p>\n<p>In questa esperienza del  vino, poi, il giudizio su di esso pu&ograve; vantare una ragione in pi&ugrave;, <strong>perch&eacute; il buono per il palato si avvicina  anche all&rsquo;idea del bello. <\/strong>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Non per caso, il vocabolario  della <strong>degustazione<\/strong> e della <strong>valutazione<\/strong> si &egrave; sviluppato moltissimo,  connettendo in un unico linguaggio la <strong>qualit&agrave;<\/strong> del vino con la sua <strong>rappresentazione<\/strong> come prodotto mercantile.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Una breve parentesi tecnica  sull&rsquo;estetica del vino. <br \/>\n  La prospettiva estetica si  legittima appena il vino non viene pi&ugrave; considerato una <strong>cosa <\/strong>(un mero oggetto), n&eacute; un semplice <strong>alimento<\/strong>, un <strong>farmaco<\/strong> o  una <strong>merce, ma un oggetto estetico. <\/strong><br \/>\n  Cio&egrave;, un oggetto dotato di un <strong>valore<\/strong> <strong>estetico<\/strong>. <\/p>\n<p>Il processo che mira a  cogliere il valore estetico del vino &egrave; la <strong>degustazione<\/strong>. <br \/>\n  La degustazione pu&ograve;  esprimersi in <strong>due<\/strong> <strong>forme<\/strong>. <br \/>\n  Una forma <strong>emotiva<\/strong> che tende al godimento del  contenuto estetico del vino. <br \/>\n  Una forma <strong>razionale<\/strong>, che mira al giudizio, cio&egrave;,  alla conoscenza del vino come valore. <\/p>\n<p>A grandi linee questa ricerca  di un valore &egrave; fondata su tre elementi. <br \/>\n  La perfezione del  prodotto. <br \/>\n  L&rsquo;integrit&agrave; del suo essere  vino, che si riflette sui suoi caratteri organolettici. <br \/>\n  I valori estetici, che fanno  riferimento alla sua bellezza. (Non  vanno confusi con i valori artistici!)<\/p>\n<p>Naturalmente le motivazioni  che ci avvicinano al vino sono diverse, come sono diversi i giudizi  conseguenti.&nbsp; <br \/>\n  Si pu&ograve; essere enologi,  consumatori abituali, bevitori occasionali, commercianti, ma solo la  motivazione dell&rsquo;assaggiatore competente &egrave; quella ce costruisce il paradigma  del vino come valore estetico&hellip;se questi &egrave; onesto. <br \/>\n  Infatti, l&rsquo;enologo guarda al  vino come una sostanza chimica con dei caratteri organolettici specifici, il  consumatore abituale lo considera un alimento di una certa piacevolezza, il  bevitore occasionale &egrave; spesso interessato alle qualit&agrave; psicotrope dell&rsquo;alcol,  per il commerciante &egrave; una merce. <br \/>\n  Dunque, solo la posizione  dell&rsquo;assaggiatore competente &egrave; quella deputata a scorgervi un valore. <br \/>\n  In altri termini, solo  assumendo il vino come un oggetto di valore e non una mera cosa si pu&ograve; arrivare  a considerarlo un <strong>oggetto<\/strong> <strong>estetico<\/strong>. <br \/>\n  Ricordiamo che il paragone  del vino con un&rsquo;opera d&rsquo;arte non &egrave; di oggi. <br \/>\n  Lo scrittore <strong>Mario<\/strong> <strong>Soldati<\/strong> (1906-1999) in un libro intitolato <em>Vino al vino<\/em>, del 1971, nel cercare di definire l&rsquo;essenza del vino  lo paragona a tre oggetti. Un manufatto. <strong>Un&rsquo;opera  d&rsquo;arte<\/strong>. Una cosa che vive. <br \/>\n  Il vino &egrave; un&rsquo;opera d&rsquo;arte  perch&egrave; possiede i cosiddetti &ldquo;valori di perfezione&rdquo;, cio&egrave;, armonia, eleganza,  finezza, struttura, eccetera. <br \/>\n  Sono valori che <strong>trascendono<\/strong> <strong>la<\/strong> <strong>razionalit&agrave;<\/strong>, valori  che in qualche modo esaltano il mistero dell&rsquo;indicibile attraverso la  suggestione. <br \/>\n  In questo senso alcuni  studiosi del vino come una forma di arte avanzano delle analogie con la danza,  perch&eacute; sia il vino che la danza esprimono il <strong>movimento<\/strong> di ci&ograve; che &egrave; vivo.&nbsp; <br \/>\n  In questo senso, un&rsquo;interpretazione  suggestiva del vino si trova anche nelle pagine di un filosofo spagnolo, <strong>Jos&eacute; Ortega y Gasset <\/strong>(1883-1955) un campione del pensiero  reazionario europeo, che si compromise con il franchismo, ma anche un acuto  osservatore di certi fenomeni di costume. <\/p>\n<p>In un piccolo saggio, <em>Tres cuadros del vino<\/em> (Tre quadri del  vino), del 1911 &ndash; i tre quadri sono, <em>Il  baccanale <\/em>di Vecellio Tiziano (1490-1576), <em>Il baccanale<\/em> di Nicolas Poussin (1594-1665), <em>Gli ubriachi<\/em> di Diego Vel&aacute;squez (1599-1660) &ndash; mette in relazione il  vino con la danza. <br \/>\n  <em>Il tema dei baccanali &egrave; molto popolare nella pittura  europea del rinascimento e del barocco, questi stessi tre artisti ne hanno  dipinti pi&ugrave; di una versione. In ogni  caso, quello di Poussin si rif&agrave; a quello di Tiziano, mentre quello di Vel&aacute;squez  e molto pi&ugrave; moderno. <\/em><\/p>\n<p>  Una relazione che Ortega y  Gasset intreccia con quella che lui ritiene la natura divina del vino, a  cominciare dagli acini del grappolo, definiti &ldquo;piccoli tumori di luce&rdquo;.&nbsp; &ldquo;il vino&rdquo;, scrive, &ldquo;fa brillare le campagne,  esalta i cuori, illumina le pupille e insegna la danza ai piedi. Il vino &egrave; un dio saggio, fecondo e  ballerino. Bacco, Dioniso sono un rumore  di festa perduta che attraversa, come un vento caldo, le profonde selve  vive&rdquo;. <br \/>\n  In particolare, commentando <em>Il<\/em> <em>baccanale<\/em> di Tiziano, conclude, &ldquo;il tempo &egrave; un&rsquo;occulta logica che risiede nel muscolo (di  colui che balla), il vino &egrave; la potenzia e fa del movimento una danza&rdquo;. <\/p>\n<p>Dunque, il vino si esperisce  in molti modi. <br \/>\n  Esso &egrave; alimento <strong>energizzante<\/strong> e <strong>psicotropo<\/strong>, come abbiamo visto, elemento di <strong>convivialit&agrave;<\/strong>, <strong>socializzazione<\/strong>, <strong>degustazione<\/strong> e <strong>conoscenza<\/strong>.<br \/>\n  Il vino, quando &egrave;  degustazione pu&ograve;, secondo molti, avvicinare l&rsquo;<strong>esperienza estetica<\/strong> a quel <em>continuum<\/em> temporale tipico della contemplazione delle opere. <\/p>\n<p>Esistono i collezionisti di  vini come esistono i collezionisti di quadri e, curiosamente, i maggiori  collezionisti si trovano in paesi in cui il vino non &egrave; una tradizione locale  importante. <br \/>\n  Basti per tutti l&rsquo;esempio  della Gran Bretagna che annovera gli studiosi e i <em>sommeliers<\/em> pi&ugrave; preparati al mondo.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Per conoscere i vini occorre  conoscere la <strong>viticoltura<\/strong> e la  profonda interazione della pianta e dei suoi frutti con il <strong>luogo<\/strong>, il <strong>suolo<\/strong>, il <strong>clima<\/strong>, il <strong>microclima<\/strong>, il <strong>tempo<\/strong>. <br \/>\n  Poi ci sono delle tecniche e  delle decisioni che sono specifiche dell&rsquo;<strong>esperienza  pratica<\/strong>, come per esempio, l&rsquo;assaggio degli acini, una pratica fondamentale  che non pu&ograve; essere sostituita da strumenti deduttivi o scientifici. Cos&igrave; come scegliere il momento esatto della  vendemmia. <br \/>\n  La stessa <strong>vinificazione<\/strong> appartiene al sapere  enologico, &egrave; una sorta di cucina del vino. <br \/>\n  La fermentazione degli  zuccheri in alcoli e gli altri processi rappresentano una vera e propria  trasfigurazione dell&rsquo;uva in bevanda. <br \/>\n  Sulla scelta delle  temperature, sulla fermentazione e sulla macerazione, sui lieviti che si  possono usare, sulle capacit&agrave; di previsione, si costruisce l&rsquo;ordito che fa  esatta la scienza enologica. <br \/>\n  Una scienza che riflette l&rsquo;arte  dei vignaioli i quali a loro volta con il loro estro &ldquo;crescono&rdquo; il vino. <br \/>\n  Non per caso nella lingua  francese l&rsquo;affinamento del vino si dice <strong><em>&eacute;levage<\/em><\/strong>, allevamento, a sottolineare  un&rsquo;analogia tra la maturazione del vino e la crescita degli animali domestici.&nbsp; <\/p>\n<p>Alla fine il vino ha anche un  nome proprio a sottolinearne l&rsquo;unicit&agrave;, scrive <strong>Karen<\/strong> <strong>Blixen<\/strong>, nel  racconto sul pranzo di Babette: <br \/>\n  <em>Cosa c&rsquo;&egrave; la dentro, Babette? Spero che non sia del vino. Del vino, signora? Esclama Bebette. No di certo!  &Egrave; del Clos-Vougeot 1846. <\/em><\/p>\n<p>Non possiamo per&ograve; chiudere il  nostro discorso sul vino senza un po&rsquo; di polemica<br \/>\n  San <strong>Francesco<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>Sales <\/strong>(1567-1622), vescovo di Ginevra,<strong> <\/strong>&nbsp;nel suo <em>Trait&eacute;  de l&rsquo;amour de Dieu<\/em> afferma: <em>Solo i  capezzoli di Santa Teresa sono meglio del vino. <\/em><br \/>\n  Possiamo credergli, sia  perch&eacute; le immagini <strong>lattiformi<\/strong> hanno  sempre dilagato nell&rsquo;immaginario primitivo e tra le nevrosi ossessive, sia  perch&eacute; la fonte della suzione rimanda al seno, cio&egrave;, ad uno degli <em>objets (petit) a<\/em>, che nella  psico-analisi lacaniana identificano la <em>jouissance<\/em>. <br \/>\n  In ogni modo, nella  modernit&agrave;, le statuette paleolitiche dai seni ipertrofici sono state sostituite  dalla <em>barrique<\/em>, una voce celtica che  sta per botte da duecentoventicinque litri. <br \/>\n  <strong>Arnold<\/strong> <strong>Van<\/strong> <strong>Gennep<\/strong> (1873-1957), un grande studioso del folclore della  mitteleuropea, ha dimostrato che sono numerosi i miti in cui il <strong>soma<\/strong> &egrave; estratto dal frutto dell&rsquo;<strong>albero lunare<\/strong> attraverso un processo di  fermentazione. <br \/>\n  Un&rsquo;osservazione che, in  qualche modo, mette sul medesimo registro il vino, le sostanze che alterano la  coscienza e le cerimonie, cio&egrave;, le procedure di produzione che sono, allo  stesso tempo, rivelazione e iniziazione.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> Due righe sull&rsquo;albero  lunare. <br \/>\n  La rappresentazione della  divinit&agrave; lunare pi&ugrave; antica &egrave; una pietra a cono o a pilastro. A volte, poi, era di origine  meteoritica. Anche il colore variava,  dal bianco al nero. Poi, accanto a  questa pietra si ergeva un pilastro di legno e spesso sulla pietra era inciso  qualcosa che ricorda un albero con i suoi rami.  In un tronco di legno fu seppellita la dea Osiride. Anche Diana era accostata ad un albero e cos&igrave;  Attis, figlio ed amante di Cibale, veniva celebrato nella sua resurrezione  legato ad un tronco di pini senza rami. <br \/>\n  L&rsquo;albero lunare spesso era  ricoperto di fiori e frutta ed intorno ad esso si danzava. C&rsquo;&egrave; chi ha visto in questo albero l&rsquo;antenato  del nostro albero di Natale. <br \/>\n  In ogni caso la psicoanalisi  ci suggerisce che questa cerimonia era una metafora della castrazione,  soprattutto quando quest&rsquo;albero veniva tagliato in forma di giaciglio. Perch&eacute; simbolo di castrazione? Ce lo suggerisce L&eacute;vi-Strauss, il passaggio  dalla natura alla cultura &egrave; segnato dal tab&ugrave; dell&rsquo;incesto.<\/p>\n<\/p>\n<hr style=\"display: block;\"\/>\n<p> <strong>Gaston<\/strong> <strong>Bachelard<\/strong> (1884-1962) il filosofo che  ha rivoluzionato l&rsquo;epistemologia moderna, fa derivare il vino, legandolo alle  stelle, da un <strong>destino<\/strong> <strong>zodiacale <\/strong>che, <em>&ldquo;nel pi&ugrave; profondo delle cantine ricomincia il cammino del sole nella  casa del cielo&rdquo;<\/em>. <br \/>\n  Un modo poetico per dire che  per comprendere meglio il vino e le bevande fermentate in genere occorre far  penetrare nel simbolismo alimentare le immagini cosmiche e cicliche di origine  agraria, che ne hanno ispirato, all&rsquo;origine, la nascita. <br \/>\n  <strong>L&rsquo;esito di tale penetrazione &egrave; evidente, il vino  fiorisce come la vite e il vignaiolo &egrave; il suo guardiano. <\/strong><br \/>\n  <strong>A che cosa fa la guardia il vignaiolo? <\/strong><br \/>\n  <strong>Al segreto della bevanda, &ldquo;acqua di giovinezza&rdquo;. <\/strong><br \/>\n  <strong>Mircea<\/strong> <strong>Elide<\/strong> (1907-1986), un antropologo  rumeno e grande studioso delle religioni, nel suo <em>Trait&eacute; d&rsquo;histoire des religions<\/em>, scrive che nella tradizione <strong>semitica<\/strong> la madre era anche chiamata  &ldquo;ceppo di vite&rdquo;. <br \/>\n  In un antico racconto  mesopotanico compare la dea <strong>Siduri<\/strong>,  la &ldquo;donna del vino&rdquo;, definita la signora della <strong>fermentazione<\/strong>. <br \/>\n  Corrisponde ad un&rsquo;altra dea,  la ricciuta <strong>Circe <\/strong>dell&rsquo;<em>Odissea<\/em>, che abita al centro  dell&rsquo;ombelico del mare, <strong>maestra  dell&rsquo;ebbrezza che smemora<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; su sentieri narrativi come  questi che il vino ha finito per conquistare un ruolo nel discorso mitologico  diventando il simbolo della <strong>vita<\/strong> <strong>nascosta<\/strong> e della <strong>giovinezza<\/strong> <strong>trionfante<\/strong>,  ed &egrave; cos&igrave; che esso riabilita la grevit&agrave; del sangue che sgorga dalle ferite e  vince ogni anemia del tempo non vissuto. <\/p>\n<p>Ma &egrave; ancora cos&igrave;? <br \/>\n  In un documento sulla salute  nel mondo dell&rsquo;<strong>Organizzazione Mondiale  della Sanit&agrave;<\/strong> si legge che l&rsquo;alcol provoca direttamente o indirettamente il  dieci per cento di tutte le malattie, il dieci per cento dei tumori, oltre il  sessanta per cento delle cirrosi epatiche, circa l&rsquo;otto per cento delle  malattie croniche, ma anche il quaranta per cento degli omicidi e pi&ugrave; del  quaranta per cento degli incidenti. &Egrave; la  causa di morte di un giovane su quattro tra i quindici anni e i ventinove e i  problemi che provoca costano, ai paesi del mondo occidentale, circa il tre per  cento del loro prodotto interno lordo.&nbsp; <\/p>\n<p>Un tempo, invece, il <em>whiskey<\/em> gaelico, il <em>maie<\/em>&#8211;<em>i-shebab<\/em> persiano,  il <em>geshtin<\/em> sumerico erano  simbolizzati dall&rsquo;<strong>acqua-di-vita<\/strong> che  congiungeva nello stesso <strong>isomorfismo<\/strong> la sessualit&agrave; alla suzione. <br \/>\n  Un isomorfismo tanto evidente  che, a questo proposito, <strong>Gilbert<\/strong> <strong>Durand<\/strong>, un grande studioso francese  delle strutture dell&rsquo;immaginario, ha osservato come &ldquo;il latte (che riflette la  natura) e il vino (frutto dell&rsquo;artificio) si confondono sempre nel godimento  dei mistici&rdquo;. <br \/>\n  Una tesi che &egrave; presente anche  in <strong>San Giovanni della Croce<\/strong>, un  mistico spagnolo del XVI secolo, cos&igrave; come nella saggezza di <strong>Omar<\/strong> <strong>Khayyam <\/strong>(1048-1131), il nome con il quale conosciamo uno dei pi&ugrave;  grandi eruditi iraniani, matematico, astronomo, poeta e filosofo, che esalta le  virt&ugrave; dell&rsquo;ebbrezza e paragona il vino al sangue delle vene di <strong>Cibele<\/strong>, una divinit&agrave; anatolica capace  di spingere i suoi sacerdoti a culti orgiastici, che si celebravano durante  l&rsquo;equinozio di primavera.&nbsp; <\/p>\n<p>Oggi, invece, il processo di <strong>simbolizzazione<\/strong> <strong>mitografica<\/strong> delle bevande alcoliche, e del vino in particolare,  deve essere sorretto da un certo <strong>immaginario<\/strong> <strong>scientifico<\/strong>, cio&egrave;, da una sorta di  critica d&rsquo;arte chiamata &ldquo;<strong>analisi<\/strong> <strong>sensoriale<\/strong>&rdquo;. <br \/>\n  Un&rsquo;analisi che ha anche il  compito pratico di pareggiare i punti di vista addomesticando, per cos&igrave; dire,  la dimensione &ldquo;<strong>gustativa<\/strong>&rdquo;. <\/p>\n<p>Cos&igrave;, combinando le  rappresentazioni simboliche, il piacere psico-sensoriale della bevanda e  l&rsquo;attivit&agrave; pseudo-educativa degli esperti si costruisce un <strong>ethos<\/strong> del vino in senso letterario, cio&egrave;, un paradigma di costume e  di cerimonie la cui funzione &egrave; permettere di legare insieme la presentazione  teatralizzata della bevanda con l&rsquo;investimento emotivo del bevitore. <br \/>\n  <strong>In altri termini, il vino, nella modernit&agrave;, ha  raggiunto e consolidato soprattutto una funzione ed un uso sociale. <\/strong><br \/>\n  Il meccanismo simbolico dell&rsquo;<strong>incorporazione<\/strong> che lo caratterizza come  bevanda, provoca nel contesto culturale della societ&agrave; dei &ldquo;distinguo&rdquo;, cio&egrave;, delle  inclusioni, delle esclusioni e delle complicit&agrave; solidali in base agli stili di  vita.&nbsp; <br \/>\n  In breve, il vino concorre ad  enucleare le <strong>disparit&agrave;<\/strong> <strong>sociali <\/strong>perch&eacute; ha una <strong>dimensione<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>classe<\/strong> e financo, per  usare il gergo della cultura femminista, <strong>sessista<\/strong>. <br \/>\n  Una disparit&agrave; evidente che si  manifesta come distinzione. <\/p>\n<p>Come sedicente <strong>fonte<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>benessere<\/strong>, poi, il  vino pone il problema dell&rsquo;<strong>eccesso<\/strong>. <br \/>\n  Da un lato, soprattutto tra  le classi con pi&ugrave; reddito, &egrave; vissuto come una pozione <strong>magica<\/strong> che fa bene. <br \/>\n  Dall&rsquo;altro, invece,&ldquo;<em>brucia<\/em>&rdquo; la vita ed eccita  l&rsquo;aggressivit&agrave;, con i suoi cerimoniali, con le sue gare, giocate sul filo della  virilit&agrave;, su chi resiste all&rsquo;affondamento, al passaggio dall&rsquo;ebbrezza alla  sbornia. <br \/>\n  Un risvolto che da tempo  caratterizza la sua traiettoria socio-culturale tra le periferie urbane. <\/p>\n<p>Per gli aristocratici ieri e  i grandi borghesi oggi bere &egrave; un&rsquo;arte per affermare il <em>savoir<\/em>&#8211;<em>vivre<\/em>. <br \/>\n  Abbiamo anche un&rsquo;inversione  dialettica del <strong>principio<\/strong> <strong>d&rsquo;incorporazione<\/strong>, &egrave; il <strong>prestigio<\/strong> del bevitore che fa la <strong>reputazione<\/strong> del vino. <br \/>\n  Ai poveri, invece, provvede  l&rsquo;esperto, il pi&ugrave; delle volte dai palcoscenici televisivi, veri &egrave; propri, <em>th&eacute;&acirc;tre gourmand<\/em>, dove tutto si risolve  nell&rsquo;atto di guardare. <br \/>\n  Sono oramai lontani i tempi  in cui il vino, sull&rsquo;onda dei grandi flussi d&rsquo;<strong>inurbanizzazione<\/strong>, si divideva tra <em>vin agr&eacute;ment<\/em> e <em>vin aliment<\/em>. <br \/>\n  A met&agrave; dell&rsquo;<strong>Ottocento<\/strong> il consumo di vino nelle  grandi citt&agrave; europee, come registrano le prime tavole statistiche, era intorno  ai <strong>cinquanta litri pro-capite<\/strong>. <br \/>\n  Alla vigilia della <strong>prima<\/strong> <strong>guerra<\/strong> <strong>mondiale<\/strong> il suo  consumo era salito del <strong>centosessanta<\/strong> <strong>per<\/strong> <strong>cento<\/strong>, legando in un unico processo il mito del vino alimento  all&rsquo;apparizione del proletariato urbano. <\/p>\n<p>In questi ultimi anni il suo  consumo &egrave; <strong>precipitato<\/strong> del <strong>cinquanta<\/strong> per cento, ma si &egrave; imposta  l&rsquo;immagine del vino come <strong>piacere<\/strong>. <br \/>\n  Un vino, come si dice in  gergo &ldquo;<strong>griffato<\/strong>&rdquo; che gi&agrave; da una  decina di anni batte, in volumi di produzione, il cosiddetto vino da  tavola. <br \/>\n  Insomma, l&rsquo;immagine del vino  fonte di calorie &egrave; definitivamente tramontata per lasciare il passo a nuove  mitologie, nelle quali &egrave; sempre pi&ugrave; rilevante il ruolo femminile e la  possibilit&agrave; di accedere ad una distinzione sociale e a stili di vita presi a  prestito dalle categorie sociali pi&ugrave; prestigiose.&nbsp; <\/p>\n<p>Prima della modernit&agrave;, come  abbiamo visto, l&rsquo;asimmetria del consumo tra i maschi e le femmine era la  conseguenza di <strong>tre<\/strong> pregiudizi: <br \/>\n  Quella del <strong>vino bevanda viva, dunque, che feconda<\/strong>. <br \/>\n  <strong>Del vino metafora del sangue divino<\/strong>, lontano dalla perfidia di quel altro, rosso e  diabolico, che cola dal sorriso verticale della donna, cos&igrave; potente da  suggerire l&rsquo;interdizione alle cantine alla femmina mestruata, che non  monta.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Del vino tentazione, che allenta i vincoli morali<\/strong>, cala le braghe e sopprime l&rsquo;auto-censura della  domesticazione sociale. <br \/>\n  Sul pregiudizio mestruale il <em>marketing<\/em> e l&rsquo;astuzia mercantile hanno  ha poi costruito (<em>montato<\/em>) una grande  opera di mediazione a favore del <strong>consumo<\/strong> <strong>estensivo, <\/strong>fino a <strong>femminilizzarlo<\/strong>, cio&egrave;, ad <strong>occultarne la fermentazione,<\/strong> che  rappresentava un tempo il suo lato vivente, incontrollabile e  affascinante. <\/p>\n<p><strong>In altri termini, la fermentazione &egrave; drasticamente  controllata e non viene pi&ugrave; considerata importante nella divulgazione dei  caratteri organolettici del vino. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Da tempo, le nuove mode hanno imposto un vino che si  beve <em>primeur<\/em>, <em>nouveau<\/em>, giovane. <\/strong><br \/>\n  La <strong>donna<\/strong> <strong>strega<\/strong> che  popolava il medioevo si &egrave; tramutata in una <strong>fata<\/strong> che trasforma i vini giovani in barriere contro l&rsquo;invecchiamento. <br \/>\n  &Egrave; diventata un&rsquo;<strong>ape operaia. <\/strong>Da<strong> <\/strong>&ldquo;riproduttrice&rdquo; o infetta, secondo il ciclo riproduttivo, &egrave; rinata come <strong>protagonista<\/strong> di nuovi <em>marketing<\/em>, tanto che per lei <strong>si &egrave; arrivati al punto di modificare  diverse delle caratteristiche classiche del vino e a progettare un nuovo  vocabolario descrittivo che ha finito per raddoppiare i testi sulle etichette,  sempre pi&ugrave; poetici ed ermetici.<\/strong> <\/p>\n<p>&Egrave; nato un <strong>nuovo<\/strong> <strong>vocabolario<\/strong>, che insiste ossessivamente sull&rsquo;aspetto fruttato e  acidulo di questa bevanda che, come tutti sanno, non ha niente a che fare con i  succhi di frutta. <br \/>\n  Siamo arrivati cos&igrave; al paradosso  che non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;uva il frutto caratterizzante, ma il lampone, il <em>cassis<\/em>, la banana, la mora, la fragola,  le mele (acerbe o mature, di diversa qualit&agrave;, delizia, renetta, cotogna), la  pera Williams, la marasca, il ribes, la pesca, il limone, l&rsquo;albicocca. <br \/>\n  Per non parlare degli odori  di fiori, delle erbe aromatiche e dei sentori organici, dalla pelliccia alla  buccia di formaggio, allo sterco di pollo, passando per quello pi&ugrave; perturbante,  l&rsquo;odore di benzoino, lo stesso dei guanti con il quale, scrive Fran&ccedil;ois  Rabelais, la madre di Pantagruel si masturbava. <br \/>\n  <strong>In breve, tutti questi riferimenti hanno un solo  obiettivo, di rimuovere lo spettro dell&rsquo;alcolismo, farlo sparire dall&rsquo;orizzonte  del consumatore<\/strong>, anche se  naturalmente, non &egrave; cos&igrave;. <\/p>\n<p>Per questo il <em>marketing <\/em>insiste molto sulla leggerezza  e l&rsquo;emozione gustativa, piuttosto che sui risultati organolettici di un buon  invecchiamento, <strong>con la conseguenza di  legittimare, anche nell&rsquo;arte di bere, il piacere immediato e acritico. <\/strong>&nbsp;<br \/>\n  Tutto questo poi s&rsquo;intreccia  con i miti pitagorici del <strong>cibo<\/strong> <strong>leggero<\/strong> e con l&rsquo;edonismo di un corpo  avviluppato nel narcisismo, che non deve essere &ldquo;disturbato&rdquo; dal <strong>grasso<\/strong> <strong>superfluo<\/strong> o dall&rsquo;<strong>alcolemia<\/strong>. <\/p>\n<p>Chi lo garantisce? <br \/>\n  Gli <strong>acronimi<\/strong> che disegnano i parametri della qualit&agrave; e che segnano il  passaggio dal vino da tavola al vino definito e millesimato, senza dimenticare,  per i bio-salutisti, la moda del <em>vins de  pays<\/em>. <br \/>\n  <em>(Questi acronimi vanno da VLQPRD, Vini liquorosi di  qualit&agrave; prodotti in regioni determinate, a <\/em><br \/>\n  <em>VQPRD, Vini di qualit&agrave; prodotti in regioni  determinate, a DOCG, Vini a denominazione di origine controllata e garantita, a  IGT, Vvini da tavola coon indicazione geografica tipica, eccetera&hellip;). <\/em><\/p>\n<p>L&rsquo;illusione di una <strong>autenticit&agrave;<\/strong> di ci&ograve; che s&rsquo;ingurgita,  come sappiamo, diminuisce l&rsquo;ansiet&agrave; ancestrale dell&rsquo;animale onnivoro. <br \/>\n  Un&rsquo;ansia che, sottolinea la  sociologia degli atti alimentari, esprime l&rsquo;angoscia e la crisi della funzione  regolatrice dell&rsquo;alimentazione, accentuata, nella modernit&agrave;, dall&rsquo;ignoranza che  accompagna la natura e la lavorazione degli alimenti. <br \/>\n  Dove ci porta tutto questo a  proposito di vino? <br \/>\n  Al vino che si trasforma in  bene economico. <br \/>\n  Un bene in crisi come  prodotto per gli attori e la filiera, ma diventato come merce un prodotto di  ben mirate speculazione favorite anche da una certa pubblicistica patinata e  corrotta. <br \/>\n  <strong>In pratica il suo valore d&rsquo;uso si trasforma in valore  di scambio, disegnando una merce da sfruttare che genera, sul piano  dell&rsquo;inconscio, secondo sia la vulgata marxiana che la psicologia, insoddisfazione. Cio&egrave;, la necessit&agrave; di ripetere in modo  compulsivo il consumo.&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>&Egrave; da tempo popolare  l&rsquo;aneddoto di <strong>Talleyrand <\/strong>(1754-1838),  un grande diplomatico e un grande camaleonte politico, che insegna ad un suo  ospite, precipitoso nel portare un bicchiere di vino alle labbra, di fermarsi  ed osservarlo con cura. &ldquo;E dopo?,  replica l&rsquo;ospite, Lo si beve?&rdquo; &ldquo;No&rdquo;,  risponde Talleyrand, &ldquo;dopo, lo si rimette sulla tavola e se ne parla!&rdquo; <\/p>\n<p>Davanti al rischio indecente  dell&rsquo;ubriachezza l&rsquo;arte di bere tende sempre di pi&ugrave; ad imporsi prima di tutto  come volont&agrave; d&rsquo;ordine ed esperienza estetica. <br \/>\n  <strong>Il vino, cos&igrave;, diventa una <em>forma<\/em> che obbedisce a dei criteri di progetto o, meglio, di  classicit&agrave;. <\/strong><\/p>\n<p>Proviamo ad ascoltare gli  esperti. <br \/>\n  Il <strong>buon<\/strong> vino &egrave; ben strutturato, equilibrato, armonioso, austero,  carezzevole, di razza. <br \/>\n  Il <strong>cattivo<\/strong>, invece, &egrave; molle, piatto, con delle difformit&agrave; ed  irregolarit&agrave; che lo fanno angoloso, senza equilibrio, cedevole, non  convincente. <br \/>\n  Che appartenga alla donna o  al &ldquo;maligno&rdquo; la seduzione del vino implica, come abbiamo visto, che esso sia un  &ldquo;essere vivente&rdquo; e, a questo titolo, in qualche modo, <strong>vive<\/strong>, pu&ograve; essere giovane o giovanile, invecchia, ha un&rsquo;attivit&agrave;,  perch&eacute; lavora, poi, deperisce, diviene senile e muore. <br \/>\n  Ad esso si riconosce, con il carattere,  anche una certa <strong>moralit&agrave;<\/strong>, perch&eacute; pu&ograve;  apparire piacevole, amabile, sincero, nervoso, austero, franco e generoso. <br \/>\n  Molte volte si usa il gergo  medico, &egrave; quando il vino appare sano o malato, affaticato, febbricitante,  spesse volte lo si giudica anemico, bisognoso di un matrimonio all&rsquo;italiana,  con i maschi vitigni del Sud, assolati e babbei. <\/p>\n<p>Questo ultimo aspetto  tradisce la sua antica natura di <strong>pharmakon<\/strong><em>,<\/em> al tempo stesso rimedio e veleno. <br \/>\n  Ma il vino ha anche un &ldquo;<strong>corpo<\/strong>&rdquo; e, se ha un corpo, ha necessariamente  anche un &ldquo;<strong>sesso<\/strong>&rdquo;, sul quale  l&rsquo;esperto rovescia il non-detto del proprio erotismo. <\/p>\n<p>Significative sono le  immagini che gli assegnano una sessualit&agrave;, si parla di vino maschile, virile,  oppure che possiede le grazie della femminilit&agrave;. Allora &egrave; carezzevole e ci da&rsquo; amore. <\/p>\n<p>Qui, la figura della  metonimia &egrave; evidente e denuncia l&rsquo;attivit&agrave; erotica dell&rsquo;ebbro, che accarezza la  bottiglia o la bacia, salvo poi bere a garganella, espressione plastica finale  di un&rsquo;oralit&agrave; infantile che riaffiora prepotente.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Charles Baudelaire<\/strong> (1821-1867), il poeta de <em>I fiori  del male<\/em>, in <em>Du vin et du haschisch<\/em>,  afferma che, quelli che non bevono mai del vino sono degli imbecilli o degli  ipocriti. <br \/>\n  Ma Baudelaire, non conosceva  gli esperti, cio&egrave;, coloro che vogliono educare la soggettivit&agrave; capricciosa al  buon gusto della <em>doxa<\/em>. <br \/>\n  Coloro che vogliono  trasformare il mangiare e il bere nell&rsquo;arte di gustare. <br \/>\n  <strong>La formula pedagogica &egrave; la stessa che ha ridotto  l&rsquo;erotismo e le sue arti in una conquista sulla sessualit&agrave; azzoppata. <\/strong><br \/>\n  Perch&eacute; gestire il gusto  significa <strong>banalizzarlo<\/strong>. <br \/>\n  Se si vuole un parallelo, c&rsquo;&egrave;  quello degli <strong>odori<\/strong>. Oggi si temono a tal punto da considerare  primitivi coloro che li apprezzano. <\/p>\n<p>Gli esperti del gusto sono  continuamente alla ricerca di un consenso che umili l&rsquo;apparente soggettivit&agrave;  della sensazione incomunicabile. <br \/>\n  <strong>Ecco perch&eacute; i vini devono essere stabilizzati, per  consentire il lavoro della lingua. <\/strong><\/p>\n<p><strong>L&rsquo;iniziato alla degustazione deve essere un soggetto  di buona volont&agrave;, deve imparare a nominare, classificare, testare, annotare,  valutare, giudicare e, soprattutto, comunicare. <\/strong><br \/>\n  In altre parole, questo  lavoro della lingua si fonda su una messa in ordine simbolica del corpo. <\/p>\n<p>All&rsquo;inizio dell&rsquo;apprendimento  non si tratta di bere o di bere del vino, ma di bere <strong>un<\/strong> <strong>vino<\/strong> <strong>qualificato<\/strong>, determinato, e di <strong>rendersi<\/strong> <strong>capaci<\/strong> di un <strong>discorso<\/strong> sul godimento che provoca, come di una valutazione che si confronta con le  parole degli altri. <\/p>\n<p>Questa educazione pone un  interrogativo. <br \/>\n  Si tratta forse di una <strong>sublimazione<\/strong>? Se &egrave; cos&igrave; si deve ammettere ci&ograve; che abbiamo  gi&agrave; intuito, una complicit&agrave; intima del gusto con la pulsione orale. <br \/>\n  Pulsione che, regolando, <em>ab<\/em> <em>initio<\/em>,  la vita del neonato, &egrave; all&rsquo;opera da sempre nei meccanismi della  sessualit&agrave;. <br \/>\n  <strong>Sublimazione<\/strong> mette insieme un&rsquo;espressione derivata dall&rsquo;arte, l&rsquo;idea di sublime, con una  derivata dalla chimica, <strong>sublimare<\/strong>,  cio&egrave;, passare dallo stato solido allo stato gassoso. <br \/>\n  <strong>Sigmund Freud<\/strong> l&rsquo;impiega per rendere <strong>visibile<\/strong> un  tipo particolare di attivit&agrave; umana che trae la sua forza dalla pulsione  sessuale per diventare un <strong>investimento<\/strong> su un oggetto socialmente valorizzante. <br \/>\n  <strong>La sublimazione, in questo senso, &egrave; una dimensione  narcisistica dell&rsquo;io<\/strong> che nella  modernit&agrave;, come ha dimostrato Cornelius Castoriadis in <em>L&rsquo;institution imaginaire de la soci&eacute;t&eacute;<\/em>, &egrave; diventata un fatto  sociale, una narcosi per le ultime speranze di una rivoluzione evolutiva della  societ&agrave;. <\/p>\n<p>Alla fine, da dove trae il  suo successo la cerimonia <strong>degustativa<\/strong>? <br \/>\n  Platone direbbe da una realt&agrave;  misurata con gli stereotipi, da un&rsquo;estetica della somiglianza. <br \/>\n  Quando l&rsquo;esperto giudica un  vino di quel <em>cru<\/em>, di quel <em>clos<\/em>, di tale millesimazione, egli fa  appello alla memoria per decidere ci&ograve; che deve essere in conformit&agrave; con un  modello gi&agrave; conosciuto. <br \/>\n  Una tale operazione equipara  il vino ad un&rsquo;opera d&rsquo;arte, ad un prodotto culturale vivente distrutto dalla  fruizione. <br \/>\n  Un motivo in pi&ugrave; perch&eacute; <strong>l&rsquo;immaginario e il simbolico tracimino nel  mistico<\/strong>. <br \/>\n  Non per caso si dice che, per  fare del buon vino, ci vuole l&rsquo;illusione di un bene salvifico, l&rsquo;amore.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bevande, fermenti, vini ed ebbrezze. (Traccia delle lezioni di marted&igrave; 27 e gioved&igrave; 29 maggio 2008. Bozza non relazionata.) &nbsp; Charles Baudelaire, ne I Paradisi Artificiali, definisce il vino: &ldquo;questa voce dello spirito che non &egrave; intesa se non dagli spiriti&rdquo;. Preambolo. Ma, pi&ugrave; in generale, che cosa sono le bevande? 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