{"id":3233,"date":"2008-05-01T13:52:23","date_gmt":"2008-05-01T12:52:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/sussidi-lezioni-2007-08\/il-design-alimentare-e-il-marketing\/"},"modified":"2008-05-01T13:54:34","modified_gmt":"2008-05-01T12:54:34","slug":"il-design-alimentare-e-il-marketing","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/sussidi-lezioni-2007-08\/il-design-alimentare-e-il-marketing\/","title":{"rendered":"Il design alimentare e il marketing"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nota non redazionata, a circolazione interna.&nbsp; Aprile 2008.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>    <strong>Il design alimentare e il marketing.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Da tempo, nell&rsquo;agro-alimentare, ma non solo, il problema non  &egrave; pi&ugrave; quello di offrire prodotti, ma di creare attraverso di essi  del &ldquo;senso&rdquo;, o meglio, una &ldquo;significazione&rdquo; che consenta a chi mangia di  sperimentare qualcosa di unico o, almeno, d&rsquo;illudersi di farlo, esattamente  come i grandi <em>chef<\/em> non vendono pi&ugrave;  solo pasti, ma opere d&rsquo;arte che coinvolgono tutti i sensi del commensale e  spesso la loro sensibilit&agrave; estetica.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Attraverso il cibo nel mondo occidentale si &egrave; accentuata, a  partire soprattutto dall&rsquo;ultima decade del Novecento, una tendenza ad evocare  emozioni, a stimolare l&rsquo;immaginazione, a suscitare ricordi.&nbsp; <\/p>\n<p>Oggi, chi si occupa di <em>food-design<\/em> &egrave; di fatto <strong>un  creativo dell&rsquo;immaginario alimentare.<\/strong>&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/te01.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/te01p.jpg\" border=\"0\" \/><br \/>\n<\/a>\n<\/p>\n<p>Di questo processo progettuale molto si gioca sul piano dei  segni immateriali e sul modo in essi si relazionano al  mondo reale, in pratica sulle strategie di quello che &egrave; definito come <strong>concept<\/strong> <strong>foods<\/strong><strong>.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>In altri termini, da come si seleziona il nome di un  prodotto, <br \/>\n  la storia che lo racconta, <br \/>\n  gli aspetti visivi, <br \/>\n  i sapori che evoca, <br \/>\n  le <em>textures<\/em> che lo strutturano, <br \/>\n  la sonorit&agrave; che possiede, <br \/>\n  tutto tende ad un solo obiettivo, <strong>sedurre il consumatore sul prodotto che  cambia<\/strong> perch&eacute; il <strong>cambiamento<\/strong> fa  parte delle moderne strategie alimentari di massa legate ai consumi, anche se  questo cambiamento, a volte, pu&ograve; avere dei risvolti negativi sul processo delle  intenzioni che guidano all&rsquo;acquisto.&nbsp; <\/p>\n<p>Quale &egrave;, allora, il problema chiave del <em>food<\/em> <em>design<\/em> o, meglio,  quali sono i suoi limiti progettuali?&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Il problema sta nella  gestione dell&rsquo;eventuale dissonanza tra la forma progettata e le reazioni cognitive  ed emozionali dell&rsquo;individuo.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>In questo senso, nel <em>food<\/em> <em>design<\/em> si deve tendere ad analizzare  con la massima attenzione sia le risposte <strong>edononiche<\/strong> del  soggetto-consumatore che gli <strong>esiti<\/strong> delle rappresentazioni mentali suscitati dal prodotto progettato.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Queste rappresentazioni, in genere, si producono nel momento  in cui il soggetto-consumatore <strong>confronta<\/strong> ci&ograve; che <strong>vede<\/strong> con ci&ograve; che ha <strong>memorizzato<\/strong> o che gli suggerisce  l&rsquo;esperienza.&nbsp; <\/p>\n<p>In questo modo, il <strong><em>food-design<\/em><\/strong> o, pi&ugrave; in generale, il <em>design<\/em> nell&rsquo;agro-alimentare finisce per  articolarsi su quattro <em>step<\/em>:&nbsp; <br \/>\n  &#8211; il prodotto di per s&eacute;<br \/>\n  &#8211; la grafica di presentazione <br \/>\n  &#8211; il <em>packaging<\/em> <br \/>\n  &#8211; il progetto di prodotto e l&rsquo;eventuale progetto <strong>ambientativo<\/strong> nel  quale viene inserito.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  &nbsp; <br \/>\n  In altri termini, il <em>design<\/em> qui &egrave; un <strong>congegno<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>gestione<\/strong> che <strong>agisce<\/strong> a livello <br \/>\n  delle strategie d&rsquo;innovazione, <br \/>\n  di comunicazione e <br \/>\n  d&rsquo;immagine della marca.&nbsp; <\/p>\n<p>Di fronte alla standardizzazione dei prodotti  dell&rsquo;agro-alimentare, in parte imposta dalla globalizzazione,  le marche ricorrono con sempre maggior frequenza di un tempo, dal punto di  vista dei caratteri <strong>percepibili<\/strong>,<strong> <\/strong>a quelli che sono chiamati gli <strong>&ldquo;assi di differenziazione&rdquo;<\/strong>&nbsp; che sono sempre pi&ugrave; <strong>simbolici<\/strong> ed <strong>affettivi<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Cos&igrave;, nell&rsquo;ambito del  nostro paradigma, costituito dal food-design, si definisce concept  design tutto ci&ograve; che consente al produttore di creare senso e nuove  significazioni che hanno il potere di trasformare il prodotto in un concept food.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Da quando la fame per molti paesi a capitalismo avanzato &egrave;  un ricordo, <strong>la &ldquo;risposta estetica&rdquo; &egrave; la  prima reazione di giudizio sul prodotto. <\/strong>&nbsp;<br \/>\n  Essa concorre a formare la predisposizione ad un piacere  associato alla forma disegnata del questo prodotto,  alle formazioni immaginarie che lo circondano e agli stati emozionali che si provano.&nbsp; <\/p>\n<p>Nel complesso il <strong>concept<\/strong> <strong>design <\/strong>pu&ograve;  anche <strong>indurre<\/strong> a nuove a nuove <strong>opinioni<\/strong>, a nuove <strong>credenze<\/strong>, a nuove <strong>rappresentazioni<\/strong> e influenzare le preferenze.&nbsp; <\/p>\n<p>Nella pratica gli stimoli estetici hanno l&rsquo;obiettivo di  favorire la formazione di una <strong>fantasia<\/strong> <strong>mentale<\/strong> che la psicologia definisce  una <strong>rappresentazione.<\/strong>&nbsp; <br \/>\n  Dentro questa rappresentazione il<strong> food design<\/strong> agisce come un <strong>aggregato<\/strong> <strong>di unit&agrave; significanti<\/strong> al quale i  consumatori associano dei <strong>significati<\/strong> e delle <strong>interpretazioni<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>In genere, i prodotti alimentari sono percepiti dal  consumatore secondo le <strong>quattro<\/strong> categorie chiave di <strong>buono<\/strong>, <strong>cattivo<\/strong>, <strong>industriale<\/strong>, <strong>naturale<\/strong>.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo modo, per forzare i termini di un&rsquo;espressione, si &ldquo;<strong>confeziona<\/strong>&rdquo;  la memoria e le si consente di effettuare delle deduzioni e di prendere delle  decisioni.&nbsp; <\/p>\n<p>Il <strong>food<\/strong>&#8211;<strong>design<\/strong><em> &ndash; <\/em>dalprodotto in s&eacute;  allo scenario che lo contiene &ndash; consente dunque di estendere <strong>la percezione della rappresentazione del  prodotto<\/strong> verso altre classificazioni che, in prima istanza, sono meno  evidenti:&nbsp; <br \/>\n  &#8211; il <strong>confort<\/strong>&nbsp; <br \/>\n  &#8211; la <strong>freschezza<\/strong> <br \/>\n  &#8211; la <strong>qualit&agrave;<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>In questo contesto, in cui il ruolo della percezione &egrave;  primario, occorre ricordare che la <strong>vista<\/strong> &egrave; il senso pi&ugrave; importante e, in particolare, il <strong>colore<\/strong> &egrave; una delle prime modalit&agrave; ad essere elaborate dal  cervello.&nbsp; <\/p>\n<p>La vista, tra l&rsquo;altro, favorisce i processi di <strong>simbolizzazione<\/strong> e, per conseguenza, di estrapolazione di certe propriet&agrave; e sensibilit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Per esempio, l&rsquo;intensit&agrave; dell&rsquo;aroma di limone tende ad aumentare quando aumenta la concentrazione del colore  giallo.&nbsp; <\/p>\n<p>Sempre in questo contesto, come &egrave; stato provato, anche il <strong>contenente<\/strong> &ndash; dal punto di vista della  forma, del colore e della <em>texture<\/em> &ndash; gioca un ruolo <strong>formativo<\/strong> nella percezione del gusto.&nbsp; <\/p>\n<p>Il <strong>test<\/strong> tipo, a  questo proposito, &egrave; quello detto della zuppa.&nbsp; <br \/>\n  La stessa zuppa, servita in una tazza di terraglia o di  terracotta, in una ciotola di porcellana, in una fondina, in un recipiente di  vetro verde, cambia totalmente la percezione del suo gusto nei soggetti  sottoposti al test, perch&eacute; la dimensione visiva in chi l&rsquo;assaggia ha un peso  determinante nella valutazione delle qualit&agrave; gustative.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Ma perch&eacute; i prodotti  alimentari sono cos&igrave; suscettibili di agire sulle rappresentazioni mentali?&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Tutto deriva dal fatto che i prodotti alimentari sono <strong>incorporati<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>Insieme alle medicine sono i soli beni di consumo che  entrano nel corpo umano e i loro effetti sono praticamente irreversibili.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>Gli individui sanno che la loro vita <strong>dipende<\/strong> da questi beni, cos&igrave;, inevitabilmente focalizzano su di essi gli eventuali <strong>tratti<\/strong> <strong>negativi<\/strong> della loro consumazione,  adattando per reazione dei comportamenti <strong>irrazionali<\/strong> che possono essere in parte compresi &ldquo;decifrando&rdquo; quello che questi prodotti  appaiono dal punto di vista della <strong>rappresentazione<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>Gli esperti rintracciano le motivazioni di questi  comportamenti in quello che gli antropologi chiamano <strong>pensiero<\/strong> <strong>magico<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Una forma di pensiero, come abbiamo visto, <strong>presente in tutte le culture<\/strong> che si  basa sul meccanismo della <strong>rappresentazione<\/strong> e sul principio dell&rsquo;<strong>incorporazione<\/strong> secondo il quale il passaggio di un alimento in un  corpo implica un inevitabile <strong>transfert<\/strong> di propriet&agrave; <strong>fisiche<\/strong>,  comportamentali, <strong>morali<\/strong> e <strong>simboliche<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>A questo proposito, alcuni test hanno dimostrato che un  piatto preparato da una persona che, chi deve consumarlo ritiene <strong>ostile<\/strong>, pu&ograve; risultare disgustoso e  perfino indigesto.&nbsp; <br \/>\n  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  <strong>Due<\/strong> leggi sono  sottese a tutto questo.&nbsp; <br \/>\n  La <strong>legge<\/strong> <strong>del<\/strong> <strong>contagio <\/strong>per la quale avvenuta la  contaminazione questa rimane in ogni caso.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>  La <strong>legge della  similitudine<\/strong> secondo la quale per un <strong>riflesso<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>sopravvivenza<\/strong> il cervello interpreta gli oggetti per quello che  sembrano.&nbsp; <\/p>\n<p>In uno studio condotto su un gruppo di studenti universitari  la maggior parte di essi ha dichiarato che gli era  ripugnante mangiare del cioccolato che aveva la forma di un escremento di  cane.&nbsp; <\/p>\n<p>In materia di <strong>food<\/strong><em>&#8211;<\/em><strong>design<\/strong> esistono anche delle preferenze che sono <strong>innate<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>Per esempio, la legge della proporzione e dell&rsquo;unit&agrave;,  elaborata al principio del Novecento dalla teoria della <em>Gestalt<\/em>, induce a preferire le  forme che appaiono pi&ugrave; simmetriche ed armoniose di altre.&nbsp; <\/p>\n<p>Non solo, <strong>troppa  uniformit&agrave; nella forma di un oggetto o di un prodotto genera noia.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Un <strong>disordine<\/strong> che  sia appena accennato stimola l&rsquo;<strong>interesse<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>Una certa <strong>incongruit&agrave;<\/strong> rispetto a ci&ograve; che gi&agrave; conosciamo attira l&rsquo;<strong>attenzione<\/strong>.&nbsp; <\/p>\n<p>In altri termini, anche per quanto riguarda il cibo, gli  onnivori, prima di scegliere la soluzione che preferiscono o che li  tranquillizza, sono attirati da ci&ograve; che appare loro curioso.&nbsp; <br \/>\n  &nbsp; <br \/>\n  Questo atteggiamento ha dato vita al <strong>paradosso dell&rsquo;onnivoro<\/strong>, per il quale da una parte c&rsquo;&egrave; un  atteggiamento <strong>neofilo<\/strong>, che spinge a  variare gli alimenti che si consumano o a desiderare di sperimentarne di nuovi,  dall&rsquo;altra, c&rsquo;&egrave; un atteggiamento <strong>neofobo<\/strong>, rappresentato da una certa resistenza culturale a  non poter mangiare che alimenti conosciuti, identificati, condivisi e  valorizzati.&nbsp; <\/p>\n<p>In termini di <strong>design<\/strong> questo paradosso da vita ad una <strong>dissonanza<\/strong><strong>cognitiva<\/strong> pi&ugrave; o meno accettata, che richiama una teoria molto nota nel <em>marketing<\/em>, del <strong>bisogno di stimolo<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n    <strong>Una teoria per la  quale ogni individuo ricerca costantemente un livello ottimale di eccitazione  nel quale si sforza di situarsi.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Nella pratica, il confronto con un prodotto che <strong>non<\/strong> ci &egrave; familiare aumenta la volont&agrave;  di provarlo, ma se l&rsquo;eccitazione <strong>supera<\/strong> il livello ottimale della stimolazione scatta il meccanismo contrario, si <strong>diffider&agrave;<\/strong> di esso.&nbsp; <\/p>\n<p>Il <strong>design<\/strong> del <strong>food<\/strong> deve dunque costantemente  bilanciare con molta cura <strong>forma<\/strong>, <strong>colori <\/strong>e <strong><em>textures<\/em><\/strong>,  anche perch&eacute;, paradossalmente, una reazione di affettivit&agrave; pu&ograve; anche essere  generata da un elemento dissonante.<\/p>\n<p>Dunque, da una parte il <strong>design<\/strong> tende a produrre un arricchimento del potenziale di stimolazione del prodotto  alimentare, anche in termini di confronto con altri prodotti uguali, <br \/>\n  dall&rsquo;altra, se gli attributi del  prodotto non sono in grado di stimolare il ricordo, perch&eacute; irriconoscibili o  troppo innovativi, pu&ograve; prodursi una dissonanza cognitiva.&nbsp; <\/p>\n<p>Nel caso del cibo, se questa dissonanza &egrave; <strong>eccessiva<\/strong>, l&rsquo;istinto di sopravvivenza  spinge inevitabilmente l&rsquo;individuo a sottolineare di esso  soprattutto le conseguenze negative dell&rsquo;incorporazione, fissandole sugli  aspetti organolettici, igienici e nutrizionali.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Alla fine, la  percezione del rischio pu&ograve; indurre a pensare che questo cibo ammali, che abbia  un gusto pessimo, che metta a disagio, che il suo consumo susciti riprovazione  sociale, che non valga quello che costa.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni, si parla di <strong>design<\/strong> <strong>strategico<\/strong> quando esso favorisce  la <strong>congruit&agrave;<\/strong> tra la rappresentazione  del prodotto che abbiamo davanti e ci&ograve; che questo prodotto rappresenta per la  nostra memoria e le nostre emozioni.&nbsp; <\/p>\n<p>Siccome per&ograve; l&rsquo;innovazione &egrave; sempre portatrice di una certa <strong>incongruit&agrave;, <\/strong>questo <strong>design non <\/strong>deve farla apparire n&eacute;  troppo forte e n&eacute; troppo debole.&nbsp; <\/p>\n<p>Come abbiamo visto, una <strong>leggera<\/strong> <strong>incongruenza<\/strong> tra un nuovo prodotto e  le categorie di questo prodotto che abbiamo nella memoria induce quasi sempre  ad una valutazione favorevole.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/te02.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/05\/te02p.jpg\" border=\"0\" \/><br \/>\n<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Per riassumere:&nbsp; <\/strong><br \/>\n    <strong>&#8211; Il design, come  progetto, favorisce le rappresentazioni mentali dei prodotti alimentari.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; L&rsquo;immaginario  alimentare funziona quasi sempre a partire dal colore e dalla forma.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; Il design &egrave; una  sorgente d&rsquo;inferenza per il consumatore.&nbsp;  Vale a dire il design agisce come se fosse una conclusione tratta da un  insieme di fatti e circostanze.&nbsp; <\/strong><br \/>\n    <strong>(L&rsquo;<\/strong><strong>inferenza &egrave; il processo con il quale da una  proposizione accolta come vera, si passa ad una proposizione la cui verit&agrave; &egrave;  considerata contenuta nella prima.)&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; Le rappresentazioni  mentali che scaturiscono dal food-design partecipano alla formazione delle  attese.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; Quando il design  accentua la dissonanza cognitiva gli effetto di questa  dissonanza tendono ad apparire (nell&rsquo;ambito dei prodotti alimentari) esagerati  e a generare inquietudine.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; La sensibilit&agrave;  estetica e le tendenze neofile favoriscono l&rsquo;accettazione di un prodotto  alimentare, anche se &egrave; poco noto.&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nota non redazionata, a circolazione interna.&nbsp; Aprile 2008.&nbsp; Il design alimentare e il marketing.&nbsp; Da tempo, nell&rsquo;agro-alimentare, ma non solo, il problema non &egrave; pi&ugrave; quello di offrire prodotti, ma di creare attraverso di essi del &ldquo;senso&rdquo;, o meglio, una &ldquo;significazione&rdquo; che consenta a chi mangia di sperimentare qualcosa di unico o, almeno, d&rsquo;illudersi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3217,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-3233","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3233"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3233\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3217"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}